Rosalind Franklin, scienziata visionaria

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di Luca Atzori

23/3/2021



Quando si parla di donne di scienza, si entra sempre nelle zone calde legate al femminismo, l’emancipazione, le pari opportunità etc. Questo è per certi versi un peccato, perché se ancora è necessario anteporre argomenti legati ai diritti a quelle che sono le scoperte, significa che ancora effettivamente non riusciamo a crederci, che tante donne abbiano cambiato il corso della Storia. Penso che quando si parla di una donna influente nel mondo della cultura e della scienza, ci si debba domandare di cosa si sia occupata. Emblematico è il caso di Rosalind Franklin, che approfondì lo studio della cristallografia a raggi x per studiare la struttura del DNA.

Quando penso a Rosalind Franklin effettivamente però succede che mi venga facile l’associazione con Benjamin Franklin, altro importantissimo scienziato, inventore del parafulmine e padre fondatore degli Stati Uniti. Ma appunto, sempre di un maschio si parla. Ed effettivamente la vita di Rosalind Franklin è emblematica se si vuole capire un po’ qualcosa sul ruolo della donna nell’ambito della scienza e della cultura. Infatti il suo percorso è stato tortuoso e ha dovuto lottare molto per ottenere credito.

Noi disponiamo dell’archivio di tanto sapere tramandato da maschi, in una Storia che ha raccontato sempre i successi di un genere. Le donne sono sempre state relegate ad altre funzioni.

La sua prima scoperta importante fu la distinzione tra il DNA A e B. Riuscì a fotografare il DNA per la prima volta. Dimostrare quindi che era vero. Le teorie scientifiche nel ‘900 incontravano la nuova tecnologia. La prova del nove. La concretizzazione del principio di verificazione esaltato da alcuni filosofi. Se qualcuno voleva avere la prova che la Terra fosse effettivamente sferica, ora diventava possibile perché stava nascendo la tecnologia adatta a volare oltre l’atmosfera. Così valeva per il DNA. E la protagonista, in tale ambito, era proprio Rosalind Franklin.

La famosa foto numero 51 è realizzata tramite una diffrazione dei raggi x su una pellicola cristallina, attraverso cui si è potuta delineare la doppia elica. Peccato che la sua scoperta non le valse il Nobel che andò invece nel 1953 a Walson, Crick, e Witkin. Questa è effettivamente una triste storia anche perché la causa è da assegnare al fatto che la scienziata morì giovane all’età di soli 37 anni.

Nel 2020 il Nobel per la chimica lo hanno vinto però due donne, Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna con una scoperta che ha a che fare proprio con il DNA e la tecnica Crisprr che permette di fare taglia-incolla con il DNA.

Ma ritornando a Rosalind Franklin, vero che morì giovane, ma quando i tre scienziati vinsero il Nobel non la citarono. Questo spiega che in quel caso il patriarcato c’entrava eccome. E tratto distintivo ne era proprio il voler a tutti i costi affermarsi. Una ricerca di senso per il proprio ego, più che di approfondimento.

Rosalind Franklin sacrificandosi ai raggi x che l’hanno portata alla morte, ha fatto quello che da sempre fa chi è sfruttato: fare il lavoro che premierà poi altre persone che si ritrovano il lavoro già pronto. E in questo caso erano i tre scienziati in cerca di gloria. La Storia è piena di queste faccende che ci ricordano quanto è necessario adottare occhi completamente diversi sul presente. Sapere che tutti dietro a chi arriva a spintoni a raggiungere i traguardi, c’è spesso una fatica per la quale le stesse vite si sacrificano. Forse era necessario così. Se non l’avesse fatto Rosalind Franklin chi l’avrebbe fatto? Ma è bene ricordarci che quel Nobel fu immeritato. E che la scoperta fu della giovane ragazza londinese così scorbutica e poco propensa alle lagne.