Artemisia Gentileschi: icona femminista del '600

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di Naomi Filoramo

2/3/2021

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Artemisia Gentileschi era una pittrice, nonché icona femminista. La sua figura è più attuale che mai, in quanto simbolo della donna coraggiosa che difese il ruolo delle donne. Una donna che si era ribellata allo stupro subito, portando il suo aggressore in tribunale. Nella sua pittura ha sempre inserito l’elemento femminile forte e prorompente, mai piegato all’uomo.

La sua storia

Nacque a Roma nel 1593, figlia di Orazio, pittore amico di Caravaggio, ed orfana di madre. La sua crescita fu condizionata dall'ambiente in cui viveva, e non a caso frequentava artisti e intraprese così la carriera del padre.

La sua carriera però non fu facile, anzi, fu condizionata da pettegolezzi causati da uno stupro subito da Agostino Tassi, pittore e amico del padre, che riuscì ad approfittare di lei nonostante i suoi rifiuti. Aveva appena 18 anni. Il padre di Artemisia denunciò il fatto alle autorità dopo circa un anno e ne scaturì un processo che però, fu uno schiaffo per Artemisia che nonostante fosse una vittima fu criticata e biasimata.

Anche durante il processo la giovane fu torturata fisicamente, le sue mani strette a delle corde e tirate e le mani ferite dalle viti misero a rischio l'uso delle dita, che per una pittrice sarebbe stato un ulteriore danno. Coraggiosamente però, non ritrattò mai la sua posizione, ma attorno a lei furono costruite diverse storie. Fu persino accusata di rapporti incestuosi con il padre e di avere una lunga lista di amanti. Il suo aggressore alla fine fu condannato solo ad otto mesi di carcere, ma successivamente venne accusato anche di altri reati come furti, debiti e di essere il mandante del tentato omicidio della moglie. 

Artemisia: la prima donna ammessa in Accademia

Pur avendo vissuto una vita difficile, piena di sofferenze e ferite, non si fece fermare da niente e nessuno. Dopo il matrimonio con un pittore fiorentino, decise di trasferirsi a Firenze, e fu proprio lì che la pittrice si fece finalmente conoscere per il suo talento, diventando la prima donna ad essere ammessa all’Accademia di Disegno di Firenze.

Realizzò il suo primo quadro tra il 1612 e il 1613 intitolato “Giuditta che decapita Oloferne”, divenuto in seguito uno dei più noti della sua produzione, perché realizzato nel periodo della drammatica vicenda che segnò la sua vita personale. Rappresenta una delle scene più violente della Bibbia, ma rispecchiava lo stato d’animo che la sconvolse durante il processo. Il dipinto è attualmente conservato nel Museo nazionale di Capodimonte a Napoli, e una seconda versione la si può trovare alla Galleria degli Uffizi.

Una donna forte che ancora oggi viene omaggiata per ricordare la sua storia. Rendiamo quindi anche noi omaggio ad Artemisia Gentileschi, una pittrice e donna che non si è lasciata fermare è ha perseguito la propria strada, e realizzato il proprio sogno.