L’arte innata della scrittura: Michela Murgia

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di Elisa Proietti

23/6/2021

Come nasce il genio creativo? Di cosa si nutre? Nel caso di Michela Murgia, la scrittrice sarda probabilmente più nota degli ultimi anni, nasce come contenitore, come sfogo quotidiano. Si alimenta nutrendosi della frustrazione accumulata in uno dei luoghi più alienanti per qualsiasi lavoratore: un call center che svolge attività di telemarketing per una multinazionale che vende aspirapolveri. Si tratta di un luogo dalla forma ibrida, simile ad una fabbrica per standardizzazione delle risposte ma ancora più penalizzante poiché anche la mobilità fisica viene meno. Immaginate una scrivania, un telefono che suona spessissimo e un copione da recitare a memoria (risate comprese).

Michela Murgia in quel posto ci ha lavorato e ha iniziato a raccogliere le esperienze accadute in un blog, che ben presto è divenuto il suo primo romanzo Il mondo deve sapere, 2006 edito da Isbn. Lì descrive sia l’ambiente lavorativo, sia la tipologia di cliente su cui i centralinisti facevano leva, delineandone perfettamente caratteristiche sociologiche. Riprendendo la logica fordista “di qualunque colore purché sia nera”, Michela Murgia sbaraglia il lettore con fiumi di parole e irreverenza che nascono come una confessione a denti stretti e diventano un grido contro il mondo consumista e capitalista e le sue logiche di sfruttamento.

Il romanzo si traduce in cinema e diventa la sceneggiatura di un famoso film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti, uscito nel 2008. Molto radicata alla sua terra, classe 1972, nello stesso anno Michela ne scrive una guida Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede e l’anno successivo il libro che la consacra a pieno titolo come scrittrice: Accabadora, entrambi pubblicati con Einaudi.

Il romanzo è ambientato in una rurale Sardegna degli anni ’60 e si incentra sulla vita di due donne: una bimba e una misteriosa figura di donna adulta che ha il potere di aiutare le anime ad attraversare la vita, per giungere alla morte. Affascinante e struggente, il romanzo tratta delicatamente e senza giudizi la tematica del fine vita e dell’adozione. Vince nel 2009 il premio Dessi e nel 2010 il Premio SuperMondello e Campiello. Qualche anno più tardi diventerà uno spettacolo teatrale inscenato al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, a dimostrazione della sua forza evocativa.

La poliedrica Michela Murgia non è solo scrittrice: è una convinta femminista (nell’accezione nobile del termine), conduce programmi radiofonici ed è una talentuosa giornalista. Interviene spesso sulle vicende politiche italiane non risparmiandosi in prese di posizioni nette; celebri alcune discussioni in antitesi con l’ex Ministro degli Esteri leghista Matteo Salvini.

Altri sono i testi da lei scritti, tra cui spicca Istruzioni per diventare fascisti, 2018, sempre edito da Einaudi. In questo saggio fotografa un’ Italia ben precisa: barcollante e proiettata verso le semplificazioni estreme che portano a cadere nel populismo e a ridurre la complessità sociale.

Nel periodo del primo lockdown inventa insiem ad una sua amica e scrittrice un simpatico format su Youtube: Buon vicinato, un appuntamento quotidiano nel quale in diretta dalle loro case le due narrano degli argomenti più disparati.

La forza di questa scrittrice sta nel possedere qualità innate dal punto di vista della scrittura; qualità coltivate grazie alla sua curiosità di lettrice, al suo attivismo politico e alla sua caparbietà nel leggere l’odierno senza cadere in tranelli riduzionisti. La capacità dialettica la rendono piacevole e comprensibile sia come scrittrice sia come giornalista. Diretta, puntale e accurata in descrizioni e motivazioni, rappresenta una delle migliori penne della scena italiana.