I teatri sono stati dimenticati

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di M. Valeria Manconi

7/4/2021

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Un anno di chiusura.

Un anno senza spettacoli, balletti, opere, prosa e concerti.

Un anno senza cultura.                       

Questo succede in Italia dall’inizio della pandemia da Covid. Ogni settore è stato messo in ginocchio, ma il mondo del teatro è stato, praticamente , abbandonato. Il 22 febbraio 2021 i teatri più importanti hanno acceso le luci nell’ingresso e nel foyer in segno di protesta, l’Italia si è dimenticata di questo settore.

All’interno lavorano tantissime figure che, prima del marzo 2020, riuscivano a sfamare intere famiglie. Artisti di ogni tipo, tra cui ballerini, attori, cantanti, musicisti e comparse, ma anche chi sta dietro le quinte come sarte, attrezzisti, tecnici, macchinisti, maschere, scenografi, coreografi, direttori artistici, fonici, costumisti, custodi e tutti coloro che si occupano della pulizia e della manutenzione del teatro stesso. Tantissimi posti di lavoro dimenticati e reputati inutili per la società. Infatti, non si è ancora trovata una soluzione per permettere di riaprire in sicurezza. Le perdite, a livello economico, sono stati enormi.

Il teatro dell’Opera di Roma ne ha stimato circa 4, 4 milioni di euro, la Fenice di Venezia tra i 7 e gli 8 milioni di euro, il Regio di Torino circa 2 milioni e la Scala di Milano pare che perda circa 50 mila euro al giorno. Tutti gli altri settori hanno ricevuto il via libera, chi più chi meno. Il teatro, pare, non essere fondamentale per la società. I ristoranti, i bar e perfino le chiese hanno avuto la possibilità di ospitare i propri “clienti” all’interno dei locali, ognuno con un numero ridotto.

Perché non è stato possibile farlo anche all’interno del teatro? La chiesa è ritenuta, forse, di vitale importanza per questa società e la cultura no? In tanti accusano lo stato di essere “bigotto  e clericale”, è possibile che si facciano due pesi e due misure?

Il teatro nutre centinaia di persone e le proprie famiglie, ma è anche, soprattutto, uno dei maggiori centri della cultura. Come diventa una comunità privata dell’arte? Attendiamo tutti da spettatori, lavoratori o artisti di poter gioire e rivivere in serenità il teatro e tutto ciò che può offrirci.

La cultura è un bene primario come l’acqua. I teatri sono come tanti acquedotti.”

Claudio Abbado