"La Signora Dalloway" al Teatro Olimpico di Vicenza

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di Benedetta Di Nunno

18/9/2020

Al  Teatro Olimpico di Vicenza, venerdì 25 settembre 2020 alle ore 21,00, prenderà il via il 73° Ciclo dei Classici con la direzione artistica  di Giancarlo Marinelli, dal titolo emblematico Nostos. Se tu non torni.

 

 

L’inaugurazione è affidata ad una produzione originale, il primo adattamento teatrale mai rappresentato in Italia del romanzo di Virginia Woolf – La signora Dalloway – lavoro che porta la firma, come scrittura drammaturgica e regia, di Giancarlo Marinelli. Ad impersonare Clarissa Dalloway, Anna Galiena, affiancata da Ivana Monti, Fabio Sartor, Romina Mondello, Ruben Rigillo, Fabrizio Bordignon, Andrea Cavatorta e Giulia Pelliciari. 

 

 

 

La signora Dalloway è considerato un romanzo impossibile da portare in teatro, perchè Virginia Woolf  rivoluziona la letteratura, decidendo con questo libro, di celebrare le esequie del romanzo d’azione per battezzare una nuova avventura che deve essere tutta interna e interiore.

 

Viene così, esaltato il potere sovrumano della passività rispetto al mondo esterno e rapresentato "attivo" attraverso la celebrazione del pensiero e della pulsione intima. Ed anzi: più là fuori si intrecciano relazioni, affari, fatti, crimini e trionfi, e più dentro gli uomini affiorano rimpianti, fantasie negate, riscatti di cose non dette, desideri amputati, speranze di cambiamento. Il messaggio rivoluzionario che la Woolf vuole trasmettere è che non c’è alternativa alla vita se non quella - di certo irrealizzabile - di immaginarla,  ogni giorno, al contrario rispetto a quella che ci tocca. 

 

Eppure nessun romanzo moderno è tanto classico come questo. Perché in un mercoledì di giugno del 1923 dove Clarissa Dalloway e i suoi vecchi amici di Bourton si apprestano a ripartire dopo la guerra e la Spagnola, grazie ad un festa borghesissima e privata che ha tutto il sapore d’un rito di liberazione dal male, il coro dei padri greci si fa presente ed assordante più che mai. Non più una schiera indefinita e corporea di uomini, donne, vecchi che assistono e consigliano la Storia, ma un universo perfettamente definito ma senza corpo “dell’altra parte di noi” che commenta, descrive, parla, s’interroga; “l’altra parte di noi” che vuole tracciare una vita parallela a quella che si snoda di fuori. Il coro sono le voci che ci parlano, ma che nessuno sente. Il coro sono le voci che quando abbiamo il coraggio d’ascoltare possono farci mutare direzione fino a farci impazzire e morire, come lo sconosciuto, per Clarissa,  che nel romanzo si suicida per sfuggire ad una realtà inaccettabile.

 

La trama

 

Il romanzo narra la giornata della signora Dalloway e di altri personaggi che, a turno, si trovano sia sullo sfondo che in primo piano. La storia inizia alle 10 del mattino del mercoledì del giugno 1923, quando Clarissa Dalloway, una ricca signora cinquantenne, si dirige a Bond Street per comprare dei fiori per la festa elegante che sta organizzando per la sera stessa. Passeggiando per le strade di Londra, è presa dai ricordi della sua vecchia vita a Bourton, quando, in compagnia della vecchia zia e di tanti suoi amici, trascorreva le giornate in perfetta armonia.

 

Mentre entra in un negozio di fiori, una macchina passa rumorosamente per la strada di fronte al negozio. Incuriosita, Clarissa guarda verso la strada e intravede Septimus Smith, un reduce della prima guerra mondiale, e sua moglie Lucrezia mentre stanno camminando. Septimus soffre di disturbi mentali poiché durante la guerra ha visto il suo migliore amico Evans morire di fronte a lui; per questo motivo è costretto dalla moglie alle sedute con lo psichiatra William Bradshaw.

 

Clarissa torna a casa dopo aver comprato i fiori, e riceve la visita inaspettata di Peter Walsh (trasferitosi da diversi anni in India), suo corteggiatore, che aveva rifiutato per Richard Dalloway (più ricco e di buone maniere). Dopo questa visita, Walsh si dirige verso Regent's Park, dove vede Septimus e Lucrezia mentre vanno dallo psichiatra per una seduta che condurrà Septimus ad essere rinchiuso in una clinica. Perciò Septimus, alle sei di sera, si getta dalla finestra di fronte agli occhi della moglie.

 

Qualche ora dopo inizia la festa di Clarissa. La famiglia dello psicologo William Bradshaw arriva in ritardo, portando a Clarissa la notizia della morte di Septimus. Nonostante Clarissa non conoscesse Septimus, prova un forte senso di inquietudine, una forte connessione con il suicida.

 

Il regista Giancarlo Marinelli afferma: "Mai come in questo momento - in un momento impossibile - ci voleva un romanzo impossibile. L’azzardo di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Anzi, vista la supremazia del mondo interiore: l’ostacolo oltre il cuore."

 

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