Uomo di Altamura, il segreto nei suoi denti

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di Selene Sovilla

3/1/2021

Una battuta di caccia, un passo falso su di un inaspettato pozzo carsico, una disastrosa caduta di 8 metri. Così trovo la morte il celebre Uomo di Altamura, rimasto sepolto vivo all’interno della Grotta di Lamalunga in seguito alle ferite riportate e all’impossibilità di trovare una via d’uscita. Una morte lenta e atroce che ha tuttavia permesso una delle più straordinarie scoperte paleontologiche d’Italia.

 

La Grotta di Lamanunga

 

La Grotta di Lamalunga è una struttura carsica situata all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, ultimo esempio nazionale di steppa mediterranea. Ubicata nell’entroterra centrale pugliese, a 3 km dal comune di Altamura, la Grotta di Lamalunga è un complesso naturale di cavità sotterranee e stretti cunicoli, parte di un territorio segnato da solchi erosivi, doline e aride petraie, in una quasi totale assenza di vegetazione. Nonostante l’unico ingresso rimanga oggi un inghiottitoio profondo all’incirca dieci metri, l’analisi morfologica della caverna ha portato gli esperti ad ipotizzare l’esistenza, in origine, di svariati accessi. Ciò che più sembra confermare questa tesi è proprio la presenza sotterranea di un cono detritico, trappola naturale per gli sventurati animali i cui resti sono tuttora sparsi sul fondo della grotta. Per gli animali, e per l’Uomo di Altamura.

 

Trascinatosi fino al limite dello stretto cunicolo, malgrado le fratture riportate al braccio in seguito alla caduta, non fu in grado di trovare una via d’uscita dal labirinto mortale in cui era precipitato – e da cui probabilmente non vi era modo di fuga. Lì, in uno stretto angolo, fu così ritrovato il 7 Ottobre 1993 dai membri del Club Alpino Italiano di Bari, più di centomila anni dopo. La scoperta avvenne durante alcuni lavori di esplorazione iniziati nel 1991 dal C.A.R.S. (Centro Altamurano Ricerche Speleologiche), gruppo ritenuto scopritore della Grotta di Lamalunga, al fine di indentificare altre aree e diramazioni della struttura. Il ritrovamento attirò fin da subito l’attenzione degli studiosi, i quali, invitati in loco per le indagini del caso, confermarono l’enorme straordinarietà della scoperta.

 

Fonte dell'immagine: archeologiavocidalpassato.com

 

Chi era l’Uomo di Altamura?

 

L’incredibilità del rinvenimento, difatti, non è legata solamente al luogo di ritrovamento dello scheletro e alle modalità del decesso, ma è soprattutto scientifica. Come spiega il Museo Nazionale di Altamura, il suo primato è “essere stato il più antico Neanderthal su cui sia stato possibile eseguire analisi paleogenetiche, la lettura del DNA racchiuso nelle nostre cellule. Le informazioni genetiche ottenute hanno permesso di comprendere aspetti della comparsa e diffusione dei Neanderthal e i rapporti con diverse specie e popolazioni. Sono state acquisite indicazioni legate a malattie, elementi di nutrizione e, grazie alla combinazione tra gli studi molecolari e quelli morfologici, si è venuti a conoscenza dell’aspetto, delle proporzioni e dei “colori” di questo altamurano giunto a noi da un passato tanto remoto”.

 

Gli studi più recenti, effettuati nel 2015 sugli strati di calcite depositati attorno ai resti, hanno determinato con sicurezza come lo scheletro sia riferibile all’Homo neanderthalensis e risalente ad un periodo di tempo che va dai 128.000 ai 187.000 anni fa. Si trattava con forte probabilità di un maschio adulto, alto approssimativamente 160-165 cm. Le peculiari protuberanze sferiche che incorniciano oggi il suo corpo sono dovute alle concrezioni calcaree tipiche dei complessi carsici, le quali ne hanno calcificato le ossa alle pareti della grotta permettendo tuttavia un eccellente stato di conservazione dello scheletro e della sua struttura.

 

Nel 2017, all’interno del Museo, è stata esposta una ricostruzione dell’Uomo di Altamura, realizzata dai fratelli Kennis grazie alla riproduzione digitale del cranio tramite i dati morfologici raccolti con l’uso di scanner laser e della fotogrammetria.

 

Fonte dell'immagine: ANSA

 

Ultime scoperte

 

Un recente studio dell’Università di Firenze, di Pisa e della Sapienza di Roma, pubblicato a Dicembre 2020 sulla rivista scientifica Plos One, ha osservato la cavità orale e la dentatura dell’Uomo di Altamura, come parte di un progetto più ampio finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dall’antropologo Giorgio Manzi della Sapienza di Roma, dall’antropologo Jacopo Moggi Cecchi dell’Università di Firenze e dal biologo Damiano Marchi dell’Università di Pisa.

 

Vista la difficoltà a raggiungere lo scheletro, i ricercatori hanno dovuto ricorrere all’utilizzo di sonde videoscopiche e, per la prima volta, ad un apparecchio a raggi X portatile KaVo Nomad Pro 2, strumenti ottenuti grazie alla collaborazione con Olympus Europa. Così facendo si è riusciti ad ottenere nuove, importanti informazioni sull’età e sullo stato di salute dell’Uomo di Altamura, confermando per di più le caratteristiche tipiche dei Neanderthal.