Nuovo rinvenimento a Pompei, riemergono dalle ceneri i corpi di due uomini

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di Selene Sovilla

22/11/2020

In un suo celebre racconto, Howard Phillips Lovecraft scrisse che "Non è morto ciò che può attendere in eterno" e che "col volgere di strani eoni anche la morte può morire". Con queste parole descriveva la città senza nome, punto remoto nel deserto d'Arabia; perché non esisteva nessuna leggenda così antica da risalire alla sua origine, "o per ricordare che fu mai viva un giorno".

 

Un luogo sepolto dal tempo e dagli eventi; un luogo in grado di evocare immagini che chi ha visitato il Parco Archeologico di Pompei può forse sentire proprie. Con l’unica differenza che Pompei vive ancor'oggi. Nei suoi 64 ettari, di cui 20 ancora non scavati, seppellita da oltre 10 metri di ceneri e lapilli, la città sta tuttora urlando la sua esistenza. La sua storia, la sua cultura, quei frammenti di vita che quotidianamente percorrevano le sue maestose vie e che dopo duemila anni riescono ancora  ad immobilizzare il tempo, scaraventarci e sospenderci in un mondo passato. E non può morire ciò che può ancora far vivere.

 

Ieri, 21 Novembre 2020, il Parco Archeologico di Pompei ha annunciato ufficialmente il ritrovamento di due corpi all’interno della villa suburbana del Sauro Bardato a Civita Giuliana, 700 metri a nord ovest di Pompei. In questa splendida dimora, affacciata direttamente sul golfo di Napoli, erano stati rinvenuti nel 2017 tre cavalli di razza bardati. La nota tecnica dei calchi in gesso, ideata nell'Ottocento da Giuseppe Fiorelli, ha dunque permesso di far riemergere dalle ceneri i resti di due vittime, ora scolpite nei loro ultimi istanti di fuga dalla violenta eruzione, in quel lontano Ottobre del 79 d.C.: sono un uomo di all’incirca quarant’anni, avvolto in un mantello o in una coperta di lana, di cui si possono ancora scorgere le pieghe nel tessuto; e, al suo fianco, colui che si ipotizza essere il suo giovane schiavo appena ventenne, le cui analisi ossee hanno mostrato già i segni di anni di duro lavoro. Gli esami condotti sulle ceneri e su tutto ciò di rinvenuto attorno e sotto ai resti fa presumere agli esperti che i loro attimi finali siano trascorsi nel secondo giorno dell’eruzione, il 25 Ottobre, e probabilmente nelle prime ore del mattino, attorno alle 9 o alle 10. Arduo non commuoversi dinanzi ai dettagli sui loro corpi; i loro vestiti, la posizione, l’espressione dei loro volti, mentre cercavano riparo da quell'inferno sotto il criptoportico della maestosa dimora. Esseri umani come noi, in un momento storico oltremodo diverso; ci è stato concesso l'onore di ricordarne la vita anche duemila anni dopo, ma non va mancato loro il doveroso rispetto e il dovuto silenzio che la morte richiede.