Egitto, ufficialmente dissotterrata la "città d'oro" di Amenhotep III e Akhenaten

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di Selene Sovilla

11/4/2021

3400 anni. Più di 40 generazioni prima di noi.

Eppure è stata ritrovata quasi intatta, le sue strette vie fiancheggiate da antiche mura che ne incorniciano edifici e abitazioni, lasciate come allora e riemerse dall’oceano di sabbia che le ha tenute sepolte per più di tre millenni.

L’ascesa di Aten” (The Rise of Aten), situata a sud de Il Cairo e nella Valle del Nilo, sul lato destro del fiume, fu fondata da Amenhotep III e si ritiene fosse stata attiva durante l’ipotizzato periodo di co-reggenza del faraone con il figlio Akhenaten, marito di Nefertiti e padre di Tutankhamon. E fu presumibilmente utilizzata anche dal faraone Ay e da Tutankhamon stesso.

È questa la città che è stata inaspettatamente ritrovata dagli team del celebre Zahi Hawass durante le ricerche del tempio funerario di Tutankhamon, ad ovest di Luxor, il nome moderno dell’antica capitale di Tebe, e che stata definita "la seconda scoperta più importante dalla tomba di Tutankhamon", avvenuta nel 1922. Ed è su questa affermazione che si sta alzando qualche polemica, perché pare che l'insediamento fosse in realtà già stato scoperto e documentato nel 1936 dall'egittologo francese Alexandre Varille, il quale non avrebbe potuto proseguire nelle ricerche a causa di mancanza di fondi. È quindi qui necessaria una precisazione: è vero, come consultabile da più fonti accademiche, che Varille aveva ritrovato rovine identificabili come l'antica città perduta dei due farooni, ma la zona di scavo non era la stessa su cui sta attualmente lavorando  la squadra di Hawass. Come visibile nella seguente immagine, a sinistra è segnata l'area delle attuali ricerche, mentre a destra quella cominciata quasi un secolo fa da Varille. Resta dunque da capire se le due zone siano effettivamente parte di uno stesso insediamento.

Fonte dell'immagine: mediterraneoantico.it, ph.Vicky Jensen


Ciò comunque non toglie che Aten fu il più grande insediamento amministrativo e industriale nella sponda occidentale del fiume Nilo e il suo ritrovamento potrebbe finalmente far luce sul perché Akhenaton decise di trasferire il suo regno nella città di Amerna

Ma chi furono Amenhotep III e Akhenaten?

Amenhotep III, chiamato anche Amenofi III “Il Magnifico”, fu uno dei più grandi faraoni d’Egitto e nono re della diciottesima dinastia, regnante dal 1391 al 1353 a.C. circa. Figlio di Thutmose IV, il suo regno rappresentò il periodo più florido e prospero nella storia dell’Antico Egitto, culmine storico del potere, del prestigio e dello splendore artistico del paese; questo senza l’aiuto di alcuna azione militare importante, se non una breve rivolta sedata a Nubia poco dopo la sua ascesa al trono.

Per nostra fortuna, la vita di Amenhotep III è stata ampiamente documentata sotto molti aspetti, grazie sia alle “Lettere di Amarna”, una raccolta di tavolette contenenti la corrispondenza dell’epoca tra l’Egitto e altri stati, sia ai numerosi oggetti ritrovati dagli archeologi. Oltre alla realizzazione di almeno 200 scarabei commemorativi, Amenhotep III fu anche il faraone con il maggior numero di statue che lo raffigurano, più di 250, le quali coprono l’intero arco della sua esistenza e che ci hanno fornito preziose informazioni sul suo conto.

Fu sposato alla Grande Sposa Reale Tiy, l’onorificenza più alta per una donna del tempo, e la coppia ebbe almeno 6 figli: tra questi vi era proprio il discusso erede al trono Amenhotep IV, il quale modificò successivamente il suo nome in Akhenaten e cercò di abbandonare il tradizionale politeismo egizio.

Non è chiaro se ci fu mai davvero un periodo co-reggenza tra padre e figlio, questione che divide le opinioni di molti esperti. Secondo tuttavia il Ministero Egiziano delle Antichità, vi sono le prove definitive per affermare che Amenhotep III regnò assieme al figlio per almeno 8 anni, fino a quando non morì per cause di salute e lasciò in mano ad Akhenaten il florido regno che aveva sapientemente costruito. È sua una delle mummie trasportate il 3 Aprile 2021 durante la Parata d'Oro dei Faraoni avvenuta a Il Cairo, trasferite dal vecchio Museo Egizio al nuovo Museo Nazionale della Civiltà Egiziana.

Incoronato dunque nuovo faraone, Akhenaten non abbandonò da subito il culto di Amon, divinità creatrice e di massima importanza nella religione egizia, oltre che fusione con il dio sole Ra nella figura di Amon-Ra. Fu dal quinto anno del suo regno che Amenhotep IV cambiò il suo nome in Akhenaten e incentrò il culto attorno alla figura di Aten, ossia il disco solare, una divinità non associata ad alcuna forma antropomorfa. Il re tentò di farsi fautore di una nuova religione enoteistica, uno pseudo-monoteismo che non rinnegava le altre divinità ma che affermava la preminenza di un essere divino sopra tutti gli altri; sposatosi con Nefertiti, i due si trasferirono presto ad Amarna, sulla riva orientale del Nilo, la nuova capitale delle Due Terre da egli stesso fondata e dedicata interamente al culto di Aten. Trasferimento mai davvero chiarito dagli studiosi.

Ma la sua riforma religiosa fu del tutto vana e la sua figura vittima del damnatio memoriae messo in atto dai tradizionalisti suoi oppositori: deceduto per cause sconosciute e di cui non rimane alcuna testimonianza scritta, il personaggio e le opere di Akhenaten vennero distrutte e di conseguenza dimenticate per oltre 3000 anni. La memoria della sua esistenza è riaffiorata alla luce solamente nel 1907, con il ritrovamento di una mummia misteriosa nella Valle dei Re, le cui recenti analisi del DNA sembrano identificarla come il probabile padre di Tutankhamon.

Gli scavi

2020. Il team di esperti guidato dall'archeologo egiziano Zahi Hawass si trovava ad ovest di Luxor alla ricerca del tempo funerario di Tutankhamon, lì condotti dal ritrovamento in zona dei templi dei faraoni Ay e Horemheb. Ma è stato altro a raffiorare tra la distesa infinita di grani di sabbia: le mura di un’antica città cercata per decenni.
Le strade della città sono fiancheggiate da case, alcune delle quali con mura alte fino a 3 metri”, commenta Hawass. “Possiamo rivelare che la città si estende ad ovest, fino alla famosa Deir el-Medina”.

Aten darà modo non solo di comprendere più a fondo la vita degli antichi egizi, ma potrebbe soprattutto spiegare dinamiche ancora sconosciute avvenute all’epoca di Amenhotep III e Akhenaten, cancellate dal tempo e dall’uomo.

E il primo obiettivo della missione è stato naturalmente quello di datare l’insediamento: grazie ad alcuni geroglifici, e con l’aiuto di fonti storiche, si è potuta accertare la presenza di tre palazzi reali appartenuti ad Amenhotep III, confermando la città come il centro amministrativo e industriale dell’impero.
Gli archeologi si sono così trovati di fronte ad una “piccola Pompei”, una città in buono stato di preservazione con mura quasi integre e stanze colme di oggetti di uso comune, abbandonate dagli abitanti come se non se ne fossero mai davvero andati. Il grande numero di reperti archeologici recuperati ha confermato la datazione, come anelli, scarabei, vasellame e mattoni di fango riportanti il sigillo del re in questione.