La bottega di Raffaello, in corso un'indagine scientifica delle sue opere presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte

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di Selene Sovilla

31/1/2021

Fu a Roma che nacque la prima, vera bottega di Raffaello.

 

Dopo anni di studio e di attività in tutta Italia, dapprima presso il fiorente laboratorio del padre ad Urbino, poi apprendista del Perugino, e dopodiché a Città di Castello, Perugia, Siena e Firenze, nel 1508 giunse la chiamata che cambiò la vita e la carriera del Divin Pittore: Papa Giulio II lo voleva nella cerchia dei migliori artisti a cui avrebbe affidato il rinnovo urbanistico e artistico di Roma, tra cui Michelangelo e Donato Bramante.

 

Raffaello si ritrovò a lavorare a fianco dei più rinomati pittori provenienti da tutta Italia e, mentre cresceva la sua popolarità, cresceva anche la richiesta di sue opere. Per far fronte a tutte le commissioni, l’artista dovette quindi avviare una grande bottega, strutturata come una vera e propria impresa, al cui interno assunse non solo giovani apprendisti, ma anche noti maestri già affermati. E al contrario di Michelangelo, il quale preferiva limitare al minimo il contributo dei suoi collaboratori, Raffaello delegava spesso ai suoi allievi procedure importanti nell’esecuzione delle opere, tanto che col tempo il suo atelier divenne una sorta di scuola per artisti, dando vita a talenti quali Giovanni d’Udine, Polidoro da Caravaggio, Giulio Romani e molti altri. Fu proprio la libertà che egli concedeva ai suoi apprendisti ad aver permesso loro una grande crescita professionale e la conseguente diffusione del suo stile in tutta Europa.

 

Nato ad Urbino il 28 Marzo 1483, Raffaello Sanzio morì a Roma il 6 aprile 1520, a soli 37 anni.

 

Le indagini diagnostiche presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte (NA)

 

Con lo scopo di mettere in luce i processi di creazione in atto all’interno della bottega di Raffaello, sia propri dell’artista che dei suoi seguaci, e analizzare il complesso lavoro di esecuzione di opere originali, multiple, copie o di derivazioni, il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania Vanvitelli e il LAMS di Parigi (Laboratoire d'archéologue moléculaire et structurale) hanno dato il via ad un programma di collaborazione per lo studio dei dipinti prodotti nella bottega. I risultati saranno poi presentati a Giugno in un convegno internazionale e ne sarà successivamente allestita una mostra presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte.

 

Il museo partenopeo conserva, infatti, alcune delle opere autografe di Raffaello di più grande valore, dipinti che rappresentano i principali momenti della carriera dell’artista e del suo seguito più immediato, quali la Pala di San Nicola da Tolentino (1501); Ritratto di Alessandro Farnese (1511 circa); Mosé e il roveto ardente, (1514); Madonna del Divino Amore (1516-18) e Madonna della Gatta (1518-1520 circa?). Ma non solo. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte ha il pregio di custodire anche una serie di copie, derivazioni e multipli delle opere di Raffaello, alcune delle quali probabilmente elaborate nella bottega stessa dell'artista, come la Madonna del Passeggio, e altre presumibilmente create al di fuori di questa, per mano di vari artisti come Andrea Del Sarto, su commissione di clienti importanti. Altre opere ancora furono invece forse realizzate a scopo di esercitazione, come quelle del pittore Daniele da Volterra, altre da copisti meccanici, quale la copia della Madonna Bridgewater