La canapa può salvare il pianeta

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di Benedetta Di Nunno

16/2/2021

Non è solo una risorsa per ridurre le emissioni di CO2, la deforestazione e l’uso sfrenato di petrolio e derivati: la canapa può rivelarsi un’ottima alleata nel difficile compito di ripulire il pianeta da inquinanti e metalli pesanti.

 

La canapa cresce molto velocemente senza bisogno di trattamenti chimici dannosi come pesticidi o diserbanti. Grazie all’apparato radicale che si estende fino a due metri, questa specie può ripulire il suolo in profondità e renderlo più fertile, così che terreni  abbandonati possano essere riutilizzati in agricoltura. La canapa, dunque, è una delle piante più efficaci dal punto di vista della fitorimediazione, termine che indica appunto la capacità di alcuni vegetali di depurare terreni, aria e acqua da sostanze inquinanti, per stoccarle al proprio interno.

 

La parola è stata coniata negli anni ’90 dalla ricercatrice Ilya Riskin, impegnata nei dintorni di Chernobyl nel tentativo di ripulire i terreni contaminati proprio con la canapa. Nella pubblicazione scientifica creata insieme ai colleghi, la definirono come una delle migliori piante fitorimediatrici che avessero sperimentato.

 

La ricerca internazionale è poi proseguita, dalla Germania all’India, con diversi scienziati che ne hanno testato le potenzialità per scoprire che la canapa funziona benissimo per togliere dal terreno metalli pesanti come piombo, cromo, nichel, arsenico e altri, e che queste sostanze vengono stoccate principalmente nelle foglie e nelle radici, dando la possibilità che le altre parti della pianta vengano riutilizzate.

 


Ma anche in Italia qualcosa si muove. Di recente infatti un gruppo guidato dai biologi dell’ABAP ha vinto un bando regionale da 20mila euro per poter lanciare un progetto di ricerca proprio su questo tema. “Sono stati stanziati dei fondi per la ricerca sulla canapa e il nostro progetto prevede una semina id varietà di canapa certificate a livello europeo. Saranno seminate in primavera in un ettaro di terra vicino all’aeroporto di Bari”, sottolinea il biologo Marcello Colao puntualizzando che: “Dopo i campionamenti preventivi, sarà preparato il terreno e si procederà con la semina per verificarne le capacità fitodepuranti: metà del terreno sarà seminata a filari e l’altra metà ‘a macchia' per fare poi un paragone sulla loro capacità di estrarre metalli pesanti dal terreno”. E' il progetto GREEN, acronimo che sta per generare risorse ed economie nuove.

 

Con queste piantagioni non solo si ripulisce la terra, ma si riescono anche a recuperare i metalli pesanti come cadmio, piombo o rame, che sarebbero addirittura più rispetto a quelli ottenuti con i vari processi di estrazione classica.

 

L’intervento dovrebbe quindi consentire un’efficace riduzione dell’inquinamento del suolo e il conseguente ripristino di aree verdi ora inutilizzabili, nonché migliorare la qualità dell’aria e del microclima e la qualità della vita dei residenti, che avrebbero anche nuove opportunità occupazionali. Non è la prima volta che l’ABAP porta avanti progetti simili. I ricercatori avevano già utilizzato la canapa in una masseria nei pressi dell’ex Ilva, dove i terreni erano inutilizzabili a causa dell’impatto dell'impianto siderurgico sui territori circostanti. 

 

Colao conclude, parlando del progetto: “Ci auguriamo che le piante possano rispondere bene al progetto che sarà accompagnato da eventi pubblici e sfocerà probabilmente in una pubblicazione scientifica. Voglio sottolineare che si tratta di un progetto finanziato dal pubblico, e sulla canapa ad oggi ce ne sono davvero pochi, con la Puglia che può indicare una via che spero possa essere seguita anche dalle altre regioni”.