Sticky Fingers e quei 50 anni di censure e trasgressioni

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di Martina Guaccio

22/4/2021

Fonte foto: music.hiveitaly.com

Il 23 aprile di 50 anni fa i Rolling Stones pubblicano Sticky Fingers. 10 brani, con 5 secoli d’età ciascuno, portati egregiamente. Complici la sfacciataggine degli arrangiamenti, l’ambiguità della cover e la trasgressione dei testi, accompagnata da una sana dose di malinconica ammissione di quel lato oscuro da rockstar.

Le dita appiccicose di Keith Richards e la performante sfrontatezza di Mick Jagger riportano sui solchi del disco, oggi cinquantenne, le luci, le ombre e i fumi di varia natura che i giovani dei seventies hanno avuto la fortuna di vivere, fumare e respirare sottoforma di live e riff iconici. Qui di seguito cinque curiosità che forse ancora non sapevi su una delle produzioni più rappresentative degli Stones:

1. La cover

Il 21 aprile 1969 Mick Jagger si rivolge personalmente all’artista più iconico dei 70s: Andy Warhol. Il re della pop art, noto autore di numerose copertine di album, tra cui David Bowie e Velvet Underground, si ritrovò una spontanea ed alquanto singolare lettera di Mick, dopo aver accettato la proposta di collaborazione.

Qui ci sono due scatole di materiale che puoi utilizzare per il tuo lavoro e il disco. Nella mia piccola esperienza, la cosa più complicata è il formato dell’album, ad esempio è più complesso delle semplici pagine o di un inserto, la cazzata più grossa è la riproduzione e tormentarsi per gli eventuali ritardi. Ma, detto questo, lascio tutto nelle tue sapienti mani fai come meglio credi...ti prego di scrivermi per dirmi quanti soldi vuoi”.

2. Brown Sugar

Il brano, firmato Jagger-Richards, uscì pochi giorni prima dell’album. A differenza degli altri pezzi, questo fu opera di Mick. “Scritto in mezzo ad un campo suonando una chitarra elettrica in cuffia” come dichiarerà successivamente, il tema rimanda a ragazze, droga e schiavisti e, stando a quanto riportato dall’ex bassista degli Stones, Bill Wyman, il brano è stato ispirato da una corista nera di nome Claudia Lennear; si dice che la donna stregò letteralmente Jagger, quando i due si incontrarono in tour con la sua band insieme ad Ike Turner, il violento marito di Tina Turner, per cui Claudia faceva da corista. Qualcuno sostiene che Brown Sugar sia invece dedicata a Marsha Hunt, cantante da cui Jagger ebbe una figlia nel 1970.

3. La censura

La cover di Warhol, come tutti sanno, riproduce un paio di jeans con un rigonfiamento ambiguo. Inzialmente il progetto prevedeva addirittura una vera cerniera da tirare giù in modo da mostrare la biancheria intima. L’idea non andò in porto non solo per problemi di praticità (una volta impilati per essere spediti, i dischi avrebbero riportato dei graffi per via della zip)  ma anche perché avrebbe reso la cover eccessivamente trasgressiva. Nonostante l’omissione dell’elemento tridimensionale, la cover fu censurata in diversi paesi. In Spagna i jeans più famosi del rock’n’roll furono sostituiti dall’inquietante foto di un barattolo da cui spuntano delle dita; in Russia invece, nel 1992, la pubblicazione del vinile vide in primo piano dei jeans indossati da una donna.