Sanremo '21: le pagelle della terza serata

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di Martina Guaccio

5/3/2021

E anche la terza serata è andata. Gli ascolti alzano leggermente la curva, premiando duetti e cover. Ama e Ciuri giocano tra guasti tecnici, rasoi elettrici e sguardi complici che sembrano parlare: “Ma quanto manca alla fine?”, sicuramente è la domanda che si saranno posti insieme a noi. Ospiti, pubblicità e performance canore di Fiorello hanno allungato una serata che già di per sé risultava impegnativa. 26 cantanti in gara. Alle 21 inevitabile lo scambio di “auguri” e “in bocca al lupo” per affrontare le ore di serata.

 Fuori gara

Negramaro: inaugurano il palco della terza serata, rendendo un doveroso omaggio a Dalla L’emozione c’è ed è rivolta tutta al grandissimo Lucio. Le interpretazioni di Giuliano Sangiorgi non spiccano per originalità. Questione di gusti.

Mihajlovic e Ibrahimovic: eccolo il siparietto che solitamente mettono su gli amici, trascinandoti a tutti i costi in un impietoso karaoke. “Daiii vieni a cantare” Amadeus e Fiorello incoraggiano il timido Ibra che muove la bocca, mimando qualche parola, giusto per far contenti i compagni.Ogni tanto capita che si lasci scappare qualche nota di troppo insieme al più disinvolto Mihajlovic. Da coprirsi le orecchie.

 Achille Lauro – Emma: Penelope, il pop e l’oro si impossessano del palco. Un duetto di tutto rispetto, dove l’uno lascia il giusto spazio all’altro. Emma si sveste dello stereotipo del talent dimostrando che, sotto sotto, c’è altro.

In gara

Noemi - Neffa: evidenti problemi tecnici per buona parte del brano. Ti veniva voglia di sbracciarti dal divano di casa per fargli cenno dell’inconveniente. Dopo qualche minuto, tutto si sistema ma l’arrangiamento è fin troppo ricco. La musica sovrasta tutto e tutti. Voto 5

Fulminacci – Lundini – Roy Paci: anche quest’anno abbiamo trovato un modo per far salire all’Ariston Roy Paci. Performance coinvolgente, ma non troppo. Voto 6

Renga – Casadilego: Lei, blu, appena sfornata dal talent quello d’elite, lui ha deciso di lasciarle spazio al punto da non cantare, o perlomeno fare finta accennando i suoi soliti esagerati gorgheggi tenendo a debita distanza il microfono. Ci ha fatto un favore, sia chiaro. Voto 5

Extraliscio feat. Davide Toffolo: una balera rivisitata, riservata esclusivamente ad anziani energici. Entusiasmo da chitarre roteanti e saltelli. Un divertimento contagioso. Voto 8

Fasma - Nesli: buona la seconda? Dopo la risoluzione del problema al microfono, pensavamo fosse la volta buona per sentire la vera voce del ragazzo. Niente, rassegniamoci, l’autotune fa parte di lui. Incerto il risultato finale. Voto 5

Bugo - Pinguini Tattici Nucleari: voci non pervenute. In quei rari momenti in cui è parso si sentire un falsetto (i primi secondi su tutti) era forte il rimpianto del silenzio della sala vuota. Un arrangiamento diverso dall’originale sarebbe stato in ogni caso rischioso. Loro, però, hanno rischiato e hanno vinto. Voto 7

Fedez – Michielin: spaziano da Calcutta a Silvestri, calandosi nei panni dei duetti più celebri del palco dell’Ariston. Ritornano così dei felicissimi Albano e Romina ed i coniugi Jalisse, pieni di pathos. Divertenti e divertiti. Voto 7

Irama: incredibile come riesca a passare da una hit ultrapop estiva spagnoleggiante ad un pezzo profondo e denso con la stessa credibilità. Ci vuole talento. Ce l’ha, innegabile. Voto 7

Måneskin – Agnelli: Manuel è una garanzia e loro hanno già rodato l’Ariston la prima sera. Forse una ruvidezza vocale in meno da parte di Damiano sarebbe stata apprezzata. Voto 8

Random – The Kolors: viene da chiedersi se ci sia un problema tecnico perenne nei microfoni o se il guasto sia nelle corde vocali. Una struttura musicale carica richiederebbe una voce di spessore, ma di quest’ultima nessuna traccia. Né da parte del ragazzino, né tantomeno dell’ospite. Voto 5

Willie Peyote – Bersani: Willie avrà evidentemente una sorta di riverenza nei confronti dell’ospite che gli ha gentilmente prestato la canzone. Samuele ha fatto il suo, quello che avrebbe dovuto fare il cantante in gara, completamente e, forse, intenzionalmente un passo indietro. Voto 7

Orietta Berti – Le Deva: Orietta, indossando un discreto bracciale che a caratteri cubitali diamantati ci ricorda il suo nome,  farebbe venir voglia a chiunque di abbracciarla e chiederle di svelare il segreto della sua naturalissima delicatezza vocale. Endrigo ringrazia. Voto 8

Gio Evan – The Voice Senior: Dapprima ruffiano con le giovani ragazze in cerca di un aforisma, ora espande il suo campo d’azione travestendosi da bravo ragazzo che tutti vorrebbero come nipote. In chiusura un bacio e un ennesimo gesto adulatore rivolto all’orchestra, che guarda un po’, ha le redini della classifica questa sera. Spero prendano provvedimenti adeguati. Voto 4

Ghemon – I Neri per caso: eccola, l’esibizione perfetta. Aspettative ampiamente superate, a dimostrazione del fatto che non servono riff chiassosi e outfit bizzarri per colpire. Eleganti, leggeri, vocalmente impeccabili. Finalmente si rende giustizia a Ghemon. Voto 9

La Rappresentante di Lista – Donatella Rettore: Accecanti, ma l’impatto non è solo visivo. Carisma da vendere che quasi quasi, se la Rettore non fosse entrata, non ci saremmo dispiaciuti granchè. Voto 8

Arisa – Michele Bravi: Premesso che questa canzone, chiunque la interpreti, fa alzare le spalle con annesso “Eh ma Pino era meglio”, i due presi dalla posa plastica nel contendersi una rosa verniciata si sono lasciati sopraffare dall’emozione. Bravi sussurrava le parole, lei provava a riequilibrare la questione volume, senza portare a casa una performance degna del pezzo. Voto 5

Madame – Celentano: Lo diresti che tra quei banchi di scuola lei è ancora dall’altra parte della cattedra? E invece sul palco è una professoressa credibilissima, nell’arte universale del prisencolinensinainciusol. Voto 8

Lo Stato Sociale – Fanelli – Pannofino: Partono in vantaggio con una canzone capolavoro, non ne cambiano una virgola ma si sa, ci vuole abilità anche nel riproporla così com’è senza far storcere il naso. Nominare i club d’Italia chiusi a tempo indeterminato fa un certo effetto. Emozionanti. Voto 9

Annalisa – Poggipollini: avete presente l’interpretazione conturbante della Vanoni? Ecco, dimenticatela. Qui la fa da padrona lo sfoggio vocale, quello perfetto, ma eccessivamente impostato. Per dimostrare cosa? Niente, appunto. Voto 6

Gaia – Lous and The Yakuza: Tenco, una poetica nostalgia, a cui non si rende mai abbastanza giustizia. Esibizione apprezzabile per l’intenzione, ma è pur sempre una certa ora e tutto ciò che vuole emozionare a tutti i costi, finisce per agevolare il sonno. Voto 6

Colapesce e Dimartino – Battiato: Intensità all’unisono, emozione che rende grazie all’irraggiungibile presenza inedita del grande maestro Battiato. Se fossero andati in onda ad inizio diretta, avremmo gridato al miracolo. Voto 8

Coma_cose - Battisti: interpreti fedeli e rispettosi, per quanto possibile. La loro intesa domina la scena e trasmette una spensierata leggerezza, la stessa del canto libero. Voto 8

Malika Ayane: La Caselli le concede la sua hit anni ’60, Malika gliela rende con tanto di archi, in versione raffinata e leggera. Solo l’orario la penalizza. Voto 7

Max Gazzè – Daniele Silvestri: Psichedelia pura. Non a caso si lascia accompagnare da una Magical Mistery band. Gazzè qualunque cosa faccia ha l’intelligenza, la capacità e la versatilità necessaria per farla bene. Voto 8

Ermal Meta - Dalla: Cantare Caruso vuol dire avere la presunzione di esserne all’altezza. Lo sei, non solo se hai la dote vocale, ma anche una pronuncia napoletana degna. Su quest’ultimo punto ci avrei lavorato un po’ di più. Voto 7

Aiello – Vegas Jones: Chissà quanto si sarebbe indignato il caro Rino vedendo gli ammiccamenti alla sua Gianna. Dispiace ma nemmeno con le cover ha potuto riabilitare la sua immagine da urlatore tamarro. Voto 4

La Top Ten generale, alle 02 di notte, fa sbadigliare e non sorprende: ormai i giochi sono fatti ed i voti cumulativi di giuria demoscopica delle prime sere e dell’orchestra, di quest’ultima, decretano già un vincitore, Ermal Meta. La nostra reazione è lontana dallo stupore. C’è solo rassegnazione e sonno. Tanto sonno.