I testi delle canzoni di Lucio Dalla

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di Luca Atzori

2/4/2021

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Lucio Dalla è un cantautore che mi fa scattare un’antenna ogni volta che lo sento. Potrebbe cantare qualsiasi cosa, insieme a Morandi o Gigi D’Alessio (come effettivamente ha fatto) ma appena sento la sua voce arriva sempre quella stessa emozione. Lo associo a un contesto cittadino, in periferia, mi appare lui con quella sua canottiera e quegli occhiali, divinità ma anche fumetto. Ricordo che vidi dal vivo un suo concerto in cui cantava insieme a Francesco de Gregori. Vestito di bianco, con un cappello in stile Michael Jackson. Si muoveva sul palco come un forsennato, aveva una grazia impressionante. Lo guardavo e pensavo lui è lo stesso che ha scritto…

Poi mi venivano in mente i testi, i suoi e quelli che scriveva per lui Roberto Roversi. Nelle parole delle canzoni di Dalla c’è sempre qualcosa che quando lo capisci diventa una rivelazione. Non sono facili e questo è il loro bello. La cosa bella è che quando li capisci scopri sempre che stanno parlando di qualcosa che in fondo ti riguarda.




I 10 migliori brani e loro spiegazioni



1. Anna e Marco è un breve racconto incentrato su due ragazzi. Una è Anna, permalosa, si prende sul serio, circondata da amiche da cui vorrebbe allontanarsi. Poi c’è Marco che sta sempre con la famiglia, sua madre e la sorella poca vita sempre quella, in una quotidianità asfissiante. Entrambi vengono dalla periferia. Capita che c’è qualcuno che trova una moto, e si può andare in città. Entrano in un locale e si incontrano. Nonostante lo squallore circostante, nonostante siano molto diversi, con un’aria da commedia americana sta finendo anche questa settimana, e in quel senso di relax scoprono di essere complementari. Compare la Luna, dunque la poesia che irraggia le loro vite. Quei momenti banali, incontri che avvengono di sorpresa e che restituiscono la vita che sembra avvenire sempre nelle sospensioni.




2. Balla ballerino racconta la strage di Bologna. Ballerino pare fosse proprio il nome del treno che stava attraversando l’Italia, chiamato anche, appunto Palermo-Francoforte. Ballerino diventa anche una personificazione, come se il fantasma del treno diventasse un personaggio fiabesco che continua a danzare nonostante le rovine. Infatti alla fine ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce a amare lo stesso, come sempre è avvenuto, anche nelle peggiori guerre che nonostante i peggiori orrori, non hanno mai fermato l’amore.



3. Futura è la narrazione di un rapporto sessuale, per la precisione mirato al concepimento. Avviene nella notte di un momento incerto, transitorio. Si deduce che i russi, i russi, gli americani faccia riferimento al muro di Berlino che sta crollando. Se prima la guerra fredda offriva una certezza, ora quella va a sgretolarsi. Proprio in quel momento loro decidono di mettere al mondo una bambina che chiameranno Futura, perché lei rappresenta il mondo nuovo che è fatto di esseri umani, di nuove vite, nuovi punti di vista. Il brano segue una curvatura che allude all’amplesso, quando dice di più muoviti più in fretta di più su e quando il Sole viene paragonato a un cappello di ghiaccio e a una catena di ferro, come se quell’apice del rapporto si scontrasse con la consapevolezza del presente e quindi la paura. Ma alla fine dice aspettiamo senza avere paura, domani.


4. Mela da scarto Il carcere minorile di Torino, chiamato Ferrante Apporti, è lo scenario di questo brano. Vi si trova un ragazzo che ha commesso crimini che lo hanno relegato alla sua condizione. Furto d’auto, furto di gomma, furto di benzina anche tentata rapina. Il crimine pareva non essere così importante, ma in quel posto, il protagonista in prima persona dice dovevo starci tre mesi e invece è passata una vita. Ma quello stesso luogo di reclusione è associato a un castello del piemonte, laddove c’è un monte che porta alla Luna, forse facendo riferimento al Monviso, che è una montagna alta, simbolo di elevazione. Lui è una mela da scarto, quindi un rifiuto, che non avrà mai un futuro, relegato a un destino di emarginazione, dove anche se la pena finisce, continua poi nella vita e nello stigma.


5. Parco della luna Lucio Dalla propone sempre nomi strambi. Dopo Futura è il momento di Sonny Boy e la sua moglie Fortuna due nomadi. Nonostante i denti di ferro, il loro essere nessuno per la società, loro due si muovono, un po’ come Anna e Marco, da Ferrara alla Luna. Sembra che Dalla voglia spesso ricordare che il quotidiano ci opprime facendoci credere che non esista la felicità, e lo faccia proprio promettendocela. Mentre invece nella semplicità i due personaggi, frenati dall’entrare nel mondo dei grandi senza avere paura di morire scoprono la via nel loro amore, che è qualcosa di banale ma anche quinta essenza della vita.


6. Disperato erotico stomp è un brano allegro che racconta la tragedia interiore dell'uomo solo e "sfigato". Poi mi hai detto, poveretto, il tuo sesso dallo al gabinetto. E se ne va via, con la sua amica che sa tutto della vita. Lei è in qualche modo legata a lui,  ma preferisce altre guide per il suo divertimento. Così lui decide di andare con una prostituta. Si mettono pure a parlare, perché lui è uno di quegli intellettuali che cercano solo il dialogo con le puttane. Poi gli capita ancora qualche avventura, in giro per Bologna. Incontra un tale di Berlino e ricorda i tempi in cui aveva lui come guida il Bonetti. Poi la serata è finita e si rassegna. La donna che avrebbe voluto se la spassa mentre lui si masturba per trovare una conclusione alla sua serata.

 


7. Com’è profondo il mare riprende la tematica degli scontri, delle lotte, delle guerre, e delle differenze di classe. Ci sono sempre loro, gli uomini comuni, e lui ci si include dentro. Siamo noi, siamo i tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti. Sono coloro che vivono dall’esterno questi scontri. Coloro a cui quella vita non appartiene se non passivamente. È la loro vita che è rovinata dall’infelicità altrui. E questo mare che stanno distruggendo è lo stesso in cui vivono loro come pesci, ed è chiaro che il pensiero da fastidio anche se sei muto come un pesce anzi, appunto, sei un pesce. Pare che questo fosse il primo testo scritto da Dalla dopo la fine della collaborazione con Roversi.

 





8. Anidride solforosa è invece, come Mela da scarto, uno dei testi più belli scritti dal poeta Roversi. A parlare è una donna che racconta la sua storia, del perché se n’è andata da Faenza. Decide di andarsene via dalla campagna, non puoi infatti rifugiarti sempre nella foresta, così decide di andare in città, ma lì capisce che si trova nel presente in cui la tecnologia amministra tutto, anche le vite, infatti dice che sapremo quante volte fare l’amore. E l’anidride solforosa è l’aria che respirano. L’uomo si serve degli elaboratori, ma l’uomo è aiutato solo a morire.

 



9. Tu parlavi una lingua meravigliosa è una vera e propria poesia, sempre di Roversi. Lo scenario è quello di una stazione dove appare una donna inchinata a due agnelli. Si tratta di una donna del passato, che è invecchiata. E anche lui lo è, e vorrebbe chiamarla, dirle: le volpi con le code incendiate non parlano, ma gridano pazze fra gli alberi per il dolore, allegoria di quanto vorrebbe mostrarle la sua saggezza e di avere imparato qualcosa nella vita anche grazie a lei. Ma lei non lo vede nemmeno, e lui resta solo in mezzo al suo inferno. Così che alla fine la consolazione che resta è quella del ricordo vedendola giovane che dilegua come in un sogno.

 




10. Passato presente Questa canzone cerca di definire con delle immagini il passato e il presente. Prima un passato personale, dove ricorda suo padre che fuma una sigaretta e una donna che già nel passato era stata dimenticata. Poi c’è il passato condiviso, la Storia. E poi il presente dove c’è la fatica, ma anche la raggiunta maturità. La libertà è difficile e fa soffrire. Una frase importante, di quelle che ti restano in testa e che ti influenzano la vita.




La potenza di un cantautore necessario. Un maestro ma anche uno specchio. Lucio Dalla che della sua vita ha sempre voluto rivelare poco, perché troppo si è occupato di rivelare a noi le nostre.