Chester Bennigton: una carezza che ancora oggi urla la vita e la luce anche dopo il buio della morte

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di Alessia Viviani

19/7/2020

Art work in foto realizzato da Silvia Sagona (Melatonina Creativa)

 

La tragica e prematura morte di Chester Bennigton ha spiazzato non solo i suoi fan, ma un'intera generazione il 20 luglio 2017. Circa tre anni fa il leader e frontman dei Linkin Park, si è tolto la vita nella sua dimora a Palos Verde.

 

Poco importa come sia successo, poco importano quale siano state le dinamiche, poco importa il momento, l'ora e tutto quello che concerne il lato più fisico della cosa. Quello che manca oggi e mancherà per sempre, è la risposta ad una semplice domanda: Perchè? Chester aveva tutto, la carriera, una moglie bellissima, una famiglia numerosa, una voce da far invidia ai più grandi cantanti del secolo; aveva all'attivo una carriera discografica con i Linkin Park che pochi si possono permettere. Per non parlare dei progetti parallelli con i Grey Daze e i Dead By Sunrise. Quasi vent'anni di concerti e di canzoni, un'intera generazione che sapeva a memoria il ritornello delle sue canzoni più famose dal lontano 2001 ad oggi. E che ad oggi ancora tutti conoscono.

 

Quanti di voi hanno iniziato la loro giornata, prima di presentarsi a scuola cantando "It starts with one/ One thing, I don't know why" dalla celebre canzone "In the end" o si sono trovati a piangere sulle note di Numb? Ecco, quella sensazione tutti sappiamo che cos'era. Quella forza che ci veniva data da certe parole, da certi ritmi, dalla voce e dagli scream di Chester che ci hanno sempre dato una mano ad andare avanti. Con rabbia, con forza, con la frustrazione e con la tristezza necessaria per farsi coraggio ed andare avanti.

 

La storia

 

Fonte foto: rollingstone.it

 

I Linkin Park dagli inizi della loro carriera hanno subito un'evoluzione musicale non indifferente. Dal 1999 con l'uscita dell'omonimo album "Demo 1999" hanno iniziato a fare gavetta, fino all'esplosione di fama di mondiale con l'esordio di Hibrid Theory.

 

"Hibrid Theory" oltre che ad essere stato il primo nome della band, rappresenta in modo chiaro la "teoria ibrida" dello loro suond. Un misto tra il rock e il rap che ricordava il crossover portato alla ribalta dai Rage Against The Machine. Shinoda e Bennigton hanno fuso le loro capacità vocali e musicali e hanno dato vita a qualcosa di spettacolare, che li ha resi celebri e portati, per anni, sulla cresta dell'onda. Sono state le parole arrabbiate dei ragazzi dei primi anni '90 che si affacciavano all'adolescenza quando il mondo cambiava rapidamente.

 

Musica che racconta, quella dei Linkin Park da sempre. Parole d'amore, parole che fanno pensare che il mondo non è mai stato facile, eppure la promessa era sempre quella: "Remember all the sadness and frustration and let it go" ovvero "Ricorda tutta la tristezza e la frustrazione e vai avanti".

 

Ma cosa è rimasto di quelle parole, urlate al cielo in ogni live, in un medley che conteneva le ballate più dolci in tutto quel gran rumore? Cosa ci resta di tutto quell'andare avanti dopo che lo stesso Chester Bennigton, capitano oh mio capitano, se n'è andato. Lasciandoci così. Qual è il vero insegnamento che ci ha dato la sua tragica scomparsa?

 

Chester non ha avuto una vita facile, sin da bambino. Eppure ha sempre, all'apparenza, trovato il modo per dirci che il lato buono di quello che ci girava intorno era li dietro l'angolo. L'ha fatto anche scrivendo e cantando con il suo pubblico, la struggente "One More Light". La canzone che è diventata il simbolo della sua scelta.

"If they say, who cares if one more light goes out? In the sky of a million stars."

 

Una canzone che alleggerisce con la sua melodia il sentimento di perdita, di lutto che c'investe quando viene a mancare una persona che ci ha segnato la vita. Che ci fa capire che nel cielo ce ne sono tantissime di stelle, e che tu stesso e gli altri siete esattamente uguali. Anche se la vita ci riserva momenti e storie diverse. Probabilmente Chester ci ha insegnato l'uguaglianza e l'umanità che si nasconde dietro la leggenda o il mito, che tutti abbiamo impresso negli occhi quando parliamo di chi canta la nostra vita sopra un palco.