26 febbraio 1917: viene registrato il primo disco Jazz

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di Cesare Giurgola

26/2/2021

Foto: Radio popolare

In questa data di più di cent’anni fa, un quintetto di musicisti entra negli studi della casa discografica Victor a New York, e incide quello che è considerato il primo disco di jazz.

 

Andiamo con ordine

 

Mentre in Europa imperversa la Prima Guerra Mondiale, negli USA siamo alle fasi del pre-proibizionismo. A Chicago, tanta gente si accalca davanti all’entrata, dello Schiller’s Café, un locale dove l’alcool può ancora scorrere liberamente a fiumi; molti di loro vengono respinti, dato che c’è il tutto esaurito. A causare questa situazione, sono i concerti di un quintetto che viene da New Orleans, si chiama Original Dixieland Jass Band, con la doppia esse, come si usava scrivere a quei tempi. La loro è una musica nuova, dal ritmo sfrenato, allegra, ma soprattutto, ballabile. Già, la gente a Chicago, come in altre parti degli Stati Uniti, vuole divertirsi, sfogarsi e quel quintetto fa al caso loro. La band è formata dal cornettista Nick La Rocca e dal batterista Tony Sbarbaro, di chiare origini italiane, dal trombonista Eddie Edwards e dal pianista Harry Ragas - inglesi - e dal clarinettista irlandese Larry Shields. Si sono formati nel 1916, il leader è Nick La Rocca, nato a New Orleans nel 1889; il padre due anni prima era partito da Palermo in cerca di fortuna e, dope venticinque giorni di navigazione, era arrivato nella città della Louisiana. Erano altri tempi, quelli. Per il quintetto, Chicago non è un punto di arrivo, però, grazie alle serate, guadagnano molto bene e si fanno un’ottima reputazione; il loro intento è quello di suonare a New York, dove arrivano l’anno successivo, esibendosi in vari night club. Loro sono veramente bravi e la loro fama arriva agli uffici della Columbia, una casa discografica sempre alla ricerca di nuovi talenti. I manager, convocano il quintetto per una seduta di incisione, ma i  risultati sono scarsi e il progetto viene abbandonato. I concorrenti della Victor sono in agguato, e invitano la band per una registrazione; questa volta le cose vanno meglio, grazie anche all’intuizione del tecnico che escogita un sistema particolare: mette i musicisti a diverse distanze dal microfono (ce n’era uno solo), a seconda della potenza dello strumento, così da bilanciare i suoni.

 

È il 26 febbraio, e quello che è appena stato inciso è il primo disco jazz della storia.

 

 

Le canzoni sono Livery Stable Blues e Dixie Jass Band One Step e vengono pubblicate su un disco a 78 giri in acetato a tamburo battente, considerato l’antenato del vinile che esce per la prima volta il 10 gennaio 1945, come viene riportato da Naomi Filoramo qui. Il 78 giri ha un enorme successo: con un milione e mezzo di copie vendute a 75 centesimi l’una, surclassa le vendite del grande tenore Caruso, che in quel periodo andava per la maggiore. Questo dà un’enorme spinta al jazz, infatti da quell’anno esplode quella nuova musica che in breve tempo diventa un fenomeno di massa, complice anche la diffusione delle radio negli USA, ottimo strumento per una promozione efficace.

Origine del termine jazz

Qualcuno di voi si starà forse chiedendo l’origine del nome di questa musica. Al principio, come detto sopra, si scriveva jass; era un termine onomatopeico – cioè legato a un suono o a un rumore – che indicava uno sfrigolio, un forte fruscio, qualcuno lo associava a un rapporto sessuale, qualcosa, insomma, che indicava un atto pieno di energia, com’è, del resto, questa musica che, con la sua componente ritmica sfrenata, costituisce una novità nei primi del novecento. È grazie alla band di Nick La Rocca, che il termine passa da jass a jazz. Infatti, sui loro manifesti la J veniva strappata da qualche buontempone, in modo da far rimanere la parola ass (culo, in inglese), cosa che a quei tempi destava scandalo, costringendo gli organizzatori a sostituire la doppia S con due Z, da li il termine jazz.

 

In conclusione

In un secolo il jazz ha avuto tante evoluzioni: dalla fusione di pezzi blues con i canti rurali dei menestrelli e le marcette funebri, si è passati al ragtime, una musica sincopata in un tempo binario; in seguito si è trasformato in un mezzo di intrattenimento nei locali da ballo, attraverso le big band. Dopo la seconda guerra mondiale, è diventato più introspettivo o di atmosfera, attraversando le fasi del be-bop, dell’hard bop, del cool jazz fino ad a rifiutare qualsiasi schema tonale, come nel caso del free-jazz. E se ancora adesso questa musica vende ancora tanto e molti non vedono l’ora che riaprano i locali per ascoltarla dal vivo, significa che quella registrazione del 26 febbraio 1917, non è stato solo un semplice esperimento commerciale.