L’Invenzione delle vacanze: quando andare in vacanza è diventato una moda

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di Ginevra Van Deflor

14/4/2021

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Fonte foto: designyoutrust.com

Mai come in quest’ultimo anno il termine “vacanze” ha fatto sospirare, sognare, e - anche un po’ - tremare tutti quanti. E mai come ora si pensa alle proprie, di vacanze, con un misto di attesa, rassegnazione e nostalgia… di quelle passate.

Ma se la pratica di andare in vacanza, di programmare le vacanze, di parlare e aspettare con trepidazione le vacanze è talmente comune e diffusa che adesso che, per le ragioni ormai note, non possiamo più dedicarvici con l’assiduità e lo zelo di solo un anno fa, “forse non tutti sanno che” (cit. La Settimana Enigmistica) quella delle vacanze è un’invenzione relativamente recente.

Cioè, in pratica, per quanto possa parer strano a dirsi, fino a qualche tempo fa, a prescindere dal Covid, la gente non pensava ad organizzarsi per dove andare in vacanza dal giorno dopo essere ritornati al lavoro. Né ansieggiava colleghi, parenti o amici chiedendo loro con folle anticipo cosa avrebbero fatto “per le vacanze di Natale”, “per quelle di Pasqua”, “per le vacanze estive”. Per i ponti. Per Capodanno. Per il Primo Maggio. Eccetera Eccetera. Né passava il proprio tempo a fantasticare su quelle future o a ricordare quelle passate.

No. Tutto questo non esisteva, molto semplicemente perché… la “moda” delle vacanze non era stata ancora creata. Ma chi è stato allora il genio cui dobbiamo questa invenzione, rivoluzionaria per gli usi e i costumi di un buon numero di cittadini del globo?

Prima di tutto, si sta parlando di un’invenzione che non data di qualche anno, piuttosto di qualche secolo fa: opinione comune la fa risalire al 1700, quando, tra i rampolli dell’aristocrazia europea, prende il via l’abitudine al Grand Tour, ossia dei viaggi della durata di diversi mesi nelle più belle città del continente per arricchire il proprio percorso formativo. Ben presto diventa meta favorita di molti tra questi viaggi il nostro Bel Paese, anche grazie alla pubblicità non indifferente fatta da un travel blogger ante litteram, Goethe, nel suo Viaggio in Italia, pubblicato nel 1816.

Proprio nell’800 la moda della vacanza prende piede: non soltanto i grand tour educativi, ma anche i soggiorni curativi al mare o alle terme diventano consuetudine non più esclusiva dei nobili, diffondendosi ormai tra le famiglie abbienti dell’alta borghesia. In questo periodo Capri e Ischia diventano veri santuari della vacanza di lusso.

 

Vacanze a Capri

I primi e i più convinti sostenitori della “villeggiatura” sono stati i britannici, utilizzando una scusa, che, va detto, poteva funzionare solo perché si era ancora agli albori del fenomeno: sostenevano glielo prescrivesse il medico. In effetti, il dottore in questione era lo studioso inglese Robert Burton, che nel suo trattato L’anatomia della malinconia affermava che la cura migliore per combatterla era cambiare ambiente, viaggiare, variare paesaggio e trovare un posto che permettesse di ammirare l’orizzonte. Ora, osservando dalla finestra il muro della casa di fronte, come si può dargli torto?

Anche allora evidentemente dargli torto non era semplice, tant’è vero che le teorie di Burton si sono diffuse e hanno ispirato le prescrizioni di generazioni di medici, che ordinavano ai propri pazienti (benestanti) di andare verso la costa per “fare il bagno”, descrivendo nei dettagli la durata, le condizioni e la frequenza con cui darsi a questa salutare attività. Sembra ci fossero addirittura degli “assistenti balneari” il cui unico compito era suggerire quale fosse il momento e il metodo giusto per bagnarsi, ad esempio quale parte del corpo era d’uopo immergere per prima nelle onde.

La passione per vacanze termali e balneari degli inglesi è stata immortalata egregiamente nelle pagine di Jane Austen: in Emma, ad esempio, ricordiamo il padre ipocondriaco della protagonista, che discute perennemente con i suoi amici dell’alta società di come le diverse spiagge portino benefici per la salute. Ben presto alla passione per il mare si affianca quella per la montagna – è in questo periodo che nasce lo “sci”.

Ma non solo. A questo punto si è preso il via: settimane nelle residenze di campagna, ma anche destinazioni più lontane ed esotiche, raggiungibili ormai – siamo in pieno ‘800 – facilmente grazie alla rete ferroviaria e ai lussuosi treni-albergo come l’Orient Express. E ancora, traversate oceaniche, scelte in buona parte per il gusto di passare tre settimane nei suntuosi e costosi transatlantici (passione che si è un po’ raffreddata a inizio ‘900, con la colata a picco del Titanic, non un grande incentivo per il settore). O viaggi culturali, per ammirare le vestigia del passato e i vari siti archeologici.

Come tutte le mode, anche i luoghi di vacanza diventano più o meno trendy, così come lo stile di abbigliamento di chi le frequenta, le abitudini del jet-set, che ne rimane il principale fruitore, le architetture e l’urbanistica dei posti che le simboleggiano, gli hotel, che sono sempre dei “Grand Hotel”, i ristorantini, gli shop di souvenir, e i lungomare con le mitiche passeggiate.

Se in Europa le vacanze dunque diventano la moda già da fine ‘800 inizio ‘900, in Italia si deve aspettare il dopoguerra per vedere il fiorire della “villeggiatura” lontano dal luogo di residenza.

Proprio nel 1947 nasce un’agenzia, la Alpi, sotto i portici di Cuneo, che diventerà talmente rappresentativa del settore, da diventare alla fine degli anni ’80 sinonimo di vacanza ben organizzata – con l’iconico slogan pubblicitario “No Alpitur? Ahi Ahi Ahi!”. Negli anni ‘50 il trend era ancora piuttosto contenuto – anche se il film Vacanze Romane (1953), con Audrey Hepburn e Gregory Peck contribuisce a rendere glamorous anche per Hollywood la villeggiatura in Italia.

Vacanze romane

Il vero e proprio boom si ha – come prevedibile – in coincidenza con quello economico degli anni ’60, con la costruzione di circa 1000 km di autostrade, sulle quali cominciano a formarsi lunghe code in direzione delle mete più gettonate: la costa adriatica, quella ligure, la Versilia, le Dolomiti. Crescono come funghi alberghi e pensioni (già trentamila all’inizio del ’61) mentre il turismo diventa sempre più di massa: anche i meno abbienti riescono finalmente a godersi le vacanze grazie al treno, ai traghetti e le sistemazioni a conduzione familiare, meno costose.

In quegli anni l’Italia è la meta del turismo mondiale, situazione che vedrà nel decennio successivo una battuta di arresto; gli anni ’80 sono il momento d’oro di agenzie di viaggi e villaggi turistici, i ’90 delle vacanze all’estero (in particolare, USA o località esotiche da sogno); dal 2000, oltre alle prenotazioni online, la fanno da padrone le vacanze-studio, sempre più frequenti per i ragazzi, poi l’avvento di AirB’n’B e delle case vacanze, l’incremento dei viaggi in solitaria, fino ad arrivare ai giorni nostri.

A chiederci se e cosa potremo fare nelle prossime vacanze. E a sperare di poter ritornare al più presto, invece che soltanto a sognarle, ricordarle e sentirne la mancanza, a organizzarle e viverle in prima persona. Magari ripartendo da quelle a casa nostra, in Italia, che non sarebbe male farla ritornare la meta più ambita del turismo mondiale come è già stata e come si merita di ritornare.