Perché i classici sono importanti?

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di Cesare Giurgola

3/4/2021

Fonte foto: Matte da leggere

Se penso ai classici, mi viene subito in mente un aggettivo: indenneSi tratta di quelle opere che hanno oltrepassato un periodo temporale più o meno lungo – anni, decenni, secoli, addirittura millenni – arrivando ai giorni nostri. Indenni, appunto. È un po’ come se avessero superato una sorta di selezione naturale, grazie a delle caratteristiche che li hanno resi idonei a essere, ancora oggi, presenti sugli scaffali delle librerie o sui nostri comodini. Eppure, nel nostro sistema economico, fatto di marketing, di mode, di classifiche di vendite da scalare e da cui essere estromessi in poco tempo, i classici dovrebbero avere vita breve. Invece sopravvivono, anzi, godono di ottima salute. Come mai queste letture non passano mai di moda? Perché in questa società del "usa e getta" continuano a essere fondamentali per la nostra formazione? Che cosa rende immortali Cent’anni di solitudine, La Divina Commedia, Delitto e castigo, I promessi sposi, Orgoglio e pregiudizio o Don Chisciotte? 

Fanno parte del nostro DNA culturale

Rappresentano, infatti, le radici più profonde della nostra civiltà, è il nostro patrimonio letterario. La lettura dei classici ci dice chi siamo perché pensiamo in un determinato modo, ci aiuta a capire il motivo di certi nostri comportamenti, o perché proviamo determinati sentimenti o emozioni; in poche parole, ci svela come siamo stati forgiati. 

Sono sempre attuali

Le storie narrate nei classici sono facilmente riconducibili al nostro vissuto attuale; le osteggiate storie d’amore di Paolo e Francesca o di Renzo e Lucia, il desiderio di evasione da una realtà insoddisfacente di Madame Bovary o la saga della famiglia Buendia in Cent’anni di solitudine ci coinvolgono facilmente perché possono essere riconducibili a qualcosa che è successo a noi o a qualcuno che conosciamo. 

È un filo diretto con la Storia

Ci permettono di conoscere o di ricordare avvenimenti, ma anche usi e costumi di epoche passate; certo, anche adesso vengono pubblicati romanzi storici, però episodi raccontati da scrittori immersi nel periodo in cui è ambientato un romanzo hanno decisamente quel qualcosa in più che coinvolge il lettore. Leggendo storie scritte nel passato, possiamo capire meglio il nostro presente.

Ci mettono a contatto con le origini della nostra lingua

Succede spesso di ritrovare in un classico dei modi di dire che usiamo nelle conversazioni. Non vi capita mai di dire: ”Ah, povero illuso, vuole combattere contro i mulini a vento”, o di sentir dire: ”L’essenziale è invisibile agli occhi”, oppure: ”Parla come un azzeccagarbugli”? Ebbene, quelle frasi o quei modi di dire che si possono ritrovare in Don Chisciotte, ne Il piccolo principe o ne I promessi sposi, sono diventati parte integrante del nostro lessico quotidiano.

A volte, quasi senza accorgercene, diciamo: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”, o: “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, “quel ramo del lago di Como”, oppure: “Le sirene incantatrici di Ulisse”, frasi che abbiamo incontrato nei classici, che abbiamo riposto nelle pieghe della nostra memoria e che tiriamo fuori al momento opportuno, magari per far bella figura con amici o per sedurre. Un automatismo che deriva da testi che hanno fatto la storia della letteratura. 

Si possono sostituire agli insegnanti?

Ni. Più che altro hanno la tendenza a mettersi al fianco del lettore, lo prendono per mano e lo accompagnano in un percorso che serve a confermargli una visione, un’interpretazione di ciò che accade intorno a lui. Se siete ancora assillati dalla domanda sul perché i classici sono importanti, mi affido alle parole di Italo Calvino che diceva:

"I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume)."

A questa aggiungo:

"Una biblioteca senza i classici è come un palazzo senza fondamenta: sono alla base della nostra cultura, si inizia dai classici e si arriva dove si vuole."

Chi l’ha detta? Non lo so, ma è una frase che mi piace tantissimo. Fate buone letture, mi raccomando!