Duecento anni di Baudelaire

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di Monica Petronzi

9/4/2021

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Il 9 aprile 1821, ben 200 anni fa, nasceva a Parigi Charles Baudelaire: poeta, scrittore, critico d'arte e traduttore rimasto nella memoria di molti semplicemente come il padre dei poeti maledetti. Nonostante si trovi a essere orfano di padre a soli sei anni, non vive il trauma più grande a causa di questo distacco. Ciò che trasforma un bambino nato nell'agiatezza in uno spirito ribelle è la perdita dell'amore materno. Infatti a seguito della morte del padre, la madre, Caroline Archimbaut-Dufays, riversa tutto il suo amore sul figlio e quando un anno dopo il piccolo Baudelaire si vede togliere l'amore materno dal nuovo marito, il generale militare Joseph Aupick, sceglie di andare contro tutto ciò che il patrigno rappresenta. Una parte del suo tormento però nasce dal non saper più dare o ricevere amore dalla madre senza nutrire per lei un amore avvelenato dalla necessità di farle del male. Nel 1832, con il trasferimento della famiglia a Lione, viene inserito nel Collegio reale, ma non appena riesce a farsi espellere dal liceo inizia la sua vita da dandy, procurandosi una nomea che non piace alla famiglia. Per provare ad allontanarlo dalle nuove abitudini, viene esortato a intraprendere un viaggio in India, e proprio com'è facile supporre non arriva a destinazione, preferendo fermarsi a Mauritius. Quando rientra in Francia già maggiorenne può finalmente disporre della sua vita come meglio crede.

Ma la sua storia non finisce qui, anzi direi che questo è proprio il punto di partenza, perché quando si parla di Baudelaire si parla del primo poeta a portare in versi il disagio che genera nell'animo umano e nel tessuto sociale lo stile di vita ottocentesco. Un grande poeta, scrittore e uno stimato critico d'arte e saggista che si cimenta anche nel disegno. Parte di questa sua grandezza arriva proprio dall'aver vissuto i suoi primi anni di vita con un uomo con il quale Baudelaire si trova ad avere altissime affinità: ex-sacerdote, estimatore della pittura e di tutta l'arte, si tratta di Joseph-François Baudelaire, il padre del nostro controverso scrittore che con il suo notevole bagaglio culturale cresce i figli in un ambiente stimolante e alimenta nel piccolo Charles il formarsi di quell'animo sensibile capace di capire i bisogni e le mancanze della società in cui vive. Ed ecco perché il suo viaggio forzato verso L'India lo porta ad allargare ancora di più i suoi orizzonti e arricchisce il suo animo sensibile di quegli scorci fatti di scintille di sole che piovono sul mare, i cui echi sono visibili nei versi che scrive.

È questo il fattore che lo porta a essere al centro dell'attenzione nel corso del 1857. Si tratta dell'anno in cui viene data alle stampe la potentissima raccolta di poesie I fiori del Male, e sono proprio i versi delle sue poesie a portarlo a giudizio. Durante il processo Baudelaire cerca di spiegare il suo operato e di proteggerlo dalle accuse, spiegando che la poesia persegue scopi che rendono conto esclusivamente alla poesia stessa e che solo in essa possono trovare una giustificazione. Purtroppo per lui la grandiosità del suo genio deve fare i conti con il giudizio di chi lo circonda, che ha paura non solo di quello che Baudelaire scrive ma anche del modo in cui lo scrive, e condanna il suo lavoro alla censura. Perché come egli stesso scrive:

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra le grida di scherno,
le sue ali da gigante gli impediscono di camminare.”


L'alta società non può accettare di essere giudicata da un dandy avvezzo alla vita mondana che rifiuta qualunque forma di omologazione, anche se quest'ultimo ha affinato le sue armi da scrittore al fianco di Poe e Balzac e il suo punto di riferimento nel giornalismo e nella critica d'arte è niente meno che Théophile Gautier.
Oggi Baudelaire riusciamo a vederlo come una sorta di angelo caduto che, costretto a camminare goffamente senza l'ausilio delle ali, ricercava incessantemente nella bellezza un modo per combattere la noia e la melanconia, e che senza riuscire a trovarne a sufficienza finiva per descriverla in questo modo: “Quando, come un coperchio, il cielo basso e greve schiaccia l'anima che geme nel suo tedio infinito, e in unico cerchio stringendo l'orizzonte fa del giorno una tristezza più nera della notte”. Eppure, a distanza di duecento anni c'è ancora chi lo vive solo (si fa per dire) come il padre del decadentismo letterario. Così, per chiudere, a loro dedico questo piccolo componimento datato 15 settembre 1861:

“Lettore tranquillo e bucolico,
ingenuo, sobrio e per benino,
getta questo libro saturnino,
orgiastico e malinconico.

Se non hai fatto i tuoi studi di retorica
da Satana, decano astuto,
gettalo! Non ci capiresti nulla
o mi crederesti un nevrotico.

Ma se, senza restarne affascinato,
negli abissi il tuo occhio sa calarsi,
leggimi, per imparare ad amarmi;

anima curiosa e tormentata
che cerchi il tuo paradiso prediletto,
compiangimi!... O, sii maledetto!”


Ricordando infine che quando si parla di Charles Baudelaire si sta parlando del padre del modernismo, di uno dei maggiori interpreti del simbolismo francese e di un incredibile innovatore della poesia lirica.