Come possiamo proteggere i nostri dati? Intervista a Stefano Provenzano, che si occupa di Cyber Sicurezza

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di Anastasia Cicciarello

2/5/2021

È lunedì, la sveglia suona alle sei e, che tu lo voglia o no, sei obbligato ad alzarti e ad andare al lavoro. Il blue Monday è un trauma universale, ma che ne diresti se il tuo lavoro fosse considerato stravagante o sconosciuto ai più?

Stefano Provenzano vive ad Amantea, in Calabria. È un amante dello sport, che segue e pratica contestualmente, e un grande appassionato di musica. Stefano si occupa di un tema attualissimo, quello della Cyber Sicurezza e lavora per l’azienda di telecomunicazioni TIM, che offre servizi dedicati alle autorità giudiziarie.

Ciao!  In che cosa consiste esattamente il tuo lavoro?

“Faccio parte della sezione di ingegneria di Cyber-Sicurezza di TIM. Nello specifico, le autorità, per ricevere determinate informazioni o prestazioni su dati in possesso della compagnia, non possono agire in autonomia ma devono avanzare delle richieste autorizzate alle aziende proprietarie. Affinché il servizio venga erogato in maniera totalmente sicura, bisogna rispettare dei requisiti stringenti in termini di trattamento dei dati, gestione e comunicazione degli stessi.”

Hai fatto un percorso formativo specifico per acquisire le competenze necessarie?

“Ho studiato ingegneria delle telecomunicazioni all’Università della Calabria. Un percorso specifico lo si intraprende per lo più dopo esser entrato in azienda, essendo ambiti in continua evoluzione è richiesto un continuo studio e aggiornamento. Molto lo si apprende sul campo, man mano che si presentano le problematiche da risolvere. L’azienda stessa si cura di formare il proprio personale sia per tematiche dettagliate che generali, che variano da “soft skills” allo studio di argomenti tecnologici come lo sviluppo digitale, il nuovo paradigma 5G, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale etc.”

Come viene percepito il tuo mestiere? È inusuale o abbastanza diffuso?

“La percezione della sicurezza in sé è cambiata e c’è costantemente bisogno di chi curi la sicurezza informatica. Nel complesso è una professione poco compresa nella percezione comune.”

Le persone sono diffidenti oppure reagiscono con entusiasmo quando scoprono che lavoro fai?

“Ci sono due facce della stessa medaglia: quando ne parlo in modo generico, il mio lavoro suscita interesse ed affascina. Quando scendo nel dettaglio e parlo di alcuni aspetti tecnici, diventa meno interessante. Questo però accade per tutte le tematiche che rientrano in ambito tecnico-scientifico.”

Ti è capitato invece di sentirti a disagio?

Fortunatamente no, è un ambiente popolato per lo più da persone che ti mettono a tuo agio, e mai come in questo periodo di lavoro da remoto c’è bisogno di ciò. Una sensazione che si avvicina a quella di disagio è data però dalla necessità di essere sempre preparati nelle tematiche che si affrontano, in quanto ci si confronta costantemente con persone diverse e tutte piuttosto preparate in ciò che fanno. In quanto giovane e assunto da poco, cerco di impegnarmi costantemente per farmi trovare sempre preparato quando vengo chiamato in causa.”

Cosa consigli a chi vorrebbe intraprendere la tua carriera lavorativa?

“In questo lavoro bisogna amare ciò che si fa, è importante avere la passione costante nel volersi aggiornare e bisogna essere aperti al cambiamento. Il percorso di studio non si limita all’esperienza accademica, ma prosegue ben oltre e può risultare difficile da sostenere se non si è pienamente convinti di ciò che si fa.”

Il tema della privacy, anche virtuale, è attualissimo. Ci puoi dare dei suggerimenti per proteggere meglio i nostri dati?

“Al giorno d’oggi i dati hanno assunto un aspetto cruciale. Custodirli al meglio è diventato di vitale importanza se non si vuole incorrere in spiacevoli avvenimenti. È importante fare il backup dei propri dati su hardware o piattaforme cloud, utilizzare password sempre diverse per differenti piattaforme (preferendo sequenze casuali), attivare l’autenticazione a due fattori ove possibile, accertarsi dell’autorevolezza dei siti che si visitano, facendo attenzione a come è strutturato il link al quale si accede, oltre che ad analizzare bene i messaggi che ci arrivano (anche da utenti a noi noti) facendo caso alla struttura grammaticale dei testi, agli allegati ed ai collegamenti inseriti: difficilmente una fonte autorevole ci chiederà di inserire i nostri dati accedendo da un link inviato per esempio via e-mail. Nel complesso bisogna prestare attenzione e non attuare procedure se non si ha piena consapevolezza di quello che si sta facendo online.”

Come facciamo a capire se siamo vittime di un attacco informatico?

“Sono diversi i segnali che possono arrivare in base al tipo di attacco, da transazioni sospette sul conto in banca ad allarmi del nostro antivirus. Una pratica usuale è quella che ho menzionato prima di cercare di entrare in possesso dei nostri dati, inviando messaggi che ci invogliano a cliccare su link pericolosi abilmente camuffati. Il mio consiglio è di informarsi bene su tematiche quali l’ingegneria sociale e le tecniche più comunemente adottate per entrare in possesso dei nostri dati. Le tecniche cambiano di continuo, le figure fraudolente sulla rete sono in costante aggiornamento e cambiano il loro approccio in base ai propri scopi. Molte volte quando ci si accorge di essere vittima di attacchi informatici è già tardi e si può cercare solo di limitare i danni, per questo è importante prevenire ed usare tutti gli accorgimenti necessari. “

La pandemia attualmente in atto ha modificato in qualche modo il tuo lavoro?

“Sono entrato in questa realtà durante la pandemia, posso fare per lo più un paragone col lavoro precedente che ricadeva in un ambito simile: l’operatività subisce poco l’influenza del cambio vita al quale siamo tutti sottoposti, in linea generale abbiamo gli stessi strumenti che si utilizzano comunemente in ufficio e si riesce ugualmente a raggiungere gli obiettivi. L’aspetto umano è quello che però ne risente maggiormente, perché manca totalmente il confronto diretto e spesso per scambiare un parere bisogna gestirsi tra i diversi meeting e riunioni quotidiane, rendendo lo scambio di opinioni tra due persone un po’ più difficoltoso. È però uno stimolo e ci fa capire bene quanto sia comunque importante il confronto umano a diversi livelli ed in tutte le professioni.”