La frittata di maccheroni: ricetta e origini di uno dei piatti più rappresentativi della cucina partenopea

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di Giovanni Soriente

7/4/2021

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È sempre nei momenti più difficili della Storia che nascono i colpi di genio: il prodotto di chi ha la capacità di adattarsi alle contingenze della vita e senza accorgersene, con uno svolazzo della propria arte, dà forma a qualcosa di inedito. È questo il caso – non unico – della frittata di maccheroni, uno dei piatti tipici della cucina partenopea, i cui abitanti si sono sempre distinti per il loro carattere pittoresco e la forte capacità di adattamento. È ben noto il detto «O’napulitan s’fa sicc, ma nun more», una massima di vita che si concreta negli aspetti più disparati dell’esistenza di questo popolo, soprattutto in cucina. Al giorno d’oggi la frittata di maccheroni viene ricondotta, con un automatismo ormai comprensibile per la verità, a un pasto da consumare nei momenti più rustici della vita delle persone, quando una leggera giornata di primavera o la canicola estiva dona la possibilità di organizzare un’escursione, un pic-nic, o ancora, un viaggio verso la spiaggia e godere così della frescura marina (il famigerato «pranzo al sacco»). Un pasto abbondante, completo ed economico, da mangiare rigorosamente con le mani, che poi diventano unte d’olio con una certa soddisfazione di chi ci guarda; perché se usate le posate potreste rischiare anche l’esilio forzato da parte dei vostri commensali. E non avrebbero nemmeno tutti i torti a farlo! Alla fine, quelle mani unte dovrete leccarle avidamente e dare così la soddisfazione di un compiaciuto sorriso di fine giornata a chi ha preparato la pietanza con tanta passione.

Non è un caso che Hermes Magazine parli di questo piatto proprio nel mese di aprile, giacché la pizza di maccheroni è nota per essere cucinata e consumata soprattutto durante il periodo pasquale. Essa nasce come espediente per riciclare la pasta del giorno prima, una necessità impellente per le famiglie con grandi difficoltà economiche in un momento storico difficile quale quello del secondo dopoguerra, fino ad arrivare con ogni probabilità anche alle epoche precedenti. Con il tempo, però, come succede a molte delle cose che nascono dalla semplicità e che – forse proprio per tale ragione – ottengono un grande successo, la frittata di maccheroni è finita per diventare una delle icone del successo culinario napoletano. Il forte legame che ha instaurato, con il tempo, con la tradizione religiosa cristiano-cattolica ha fatto sì che essa venga mangiata in un momento ben preciso della ricorrenza della resurrezione di Gesù Cristo, ovvero il sabato santo; tuttavia, per i più appassionati del «genere» si tratta di un appuntamento davvero molto ricorrente.

La ricetta classica vuole l’utilizzo di una buona quantità di pasta, rigorosamente lunga – in linea generale, vengono preferiti i bucatini, ma si accettano anche vermicelli, linguine e affini – delle uova, dell’olio e del formaggio grattugiato, e poi si frigge tutto in padella al fine di fare una vera a propria frittata. C’è anche chi la preferisce al forno in quanto, in questo modo, verrebbe più leggera e ci si risparmierebbe anche la fatica di dover capovolgere la frittata nella padella, ma devo avvisarvi che queste persone vengono guardate con sospetto e alcuni se ne tengono anche alla larga! Come accade spesso, alla ricetta classica si sono contrapposte con il tempo delle varianti davvero gustose, come per esempio quelle che prevedono l’aggiunta di ulteriori formaggi e dei salumi, ed è diffusa anche la versione con il sugo di pomodoro. Infine vi è bisogno di fare una precisazione, che forse è anche la cosa più importante. Guai a voi se la chiamate «frittata di pasta». Per questo piatto va doverosamente usata la parola «maccheroni», non importa quale formato di pasta utilizziate. Mi raccomando!

A questo punto chi legge starà pensando: “Sì, ma la ricetta?”. Ebbene, dopo tutto questo discorso, forse un po’ di fame vi è venuta. E allora eccovi accontentati.

Ingredienti

- 200 gr di “maccheroni”

- 3 uova

- 50 gr di parmigiano

- Olio extra vergine di oliva

- Sale q.b.

- Pepe q.b.

- Eventuale aggiunta di formaggi (non troppo stagionati) e di salumi

Procedimento

Bisogna innazitutto cuocere la pasta: quindi mettere in una pentola dell’acqua e portarla a ebollizione, aggiungendo un po’ di sale (non troppo se vengono poi utilizzati vari formaggi). Nel frattempo sgusciare le uova, sbatterle in un piatto e aggiungere il parmigiano, il pepe ed eventualmente anche dei pezzi di formaggio e salumi tagliati. Infine mescolare bene.

Scolare la pasta al dente e mescolarla con il preparato fatto in precedenza, avendo cura di amalgamare bene. Aggiungere l’olio in una padella e poi adagiare il composto al suo interno e chiudere con il coperchio. Far cuocere a fuoco medio fino a quando la superficie sottostante non diventa croccante e dorata, dopodiché capovolgere la frittata aiutandosi con un piatto e continuare a far cuocere fino a quando anche l’altra superficie non diventa dorata. Se viene utilizzato il forno, far cuocere il preparato a 180 gradi per 20 minuti. 

Al di là della goliardia di cui è stato fatto largo uso in questo articolo, c'è ampia libertà di manovra nel preparare questo piatto. Le varianti sono così tante che sarebbe difficile, e forse anche deleterio, elencarle tutte. Hermes magazine si è limitato a indicare una ricetta generale, probabilmente quella più vicina alla tradizione, ma in cucina si può dare libero sfogo alla fantasia. Non possiamo che augurarvi buon divertimento e buon appetito. Seguiteci per altre ricette!