La Nascita di Venere del Botticelli: il sublime atto di una storia tutta italiana

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di Arianna Tomba

1/2/2021

Per la nostra rubrica Arte, oggi ho il piacere di raccontarvi uno dei dipinti, secondo me, più belli del Rinascimento: La Nascita di Venere del sublime Botticelli.

 

Questo dipinto (una tempera su tela di lino) vanta discrete misure – 172,5x278,5 cm – ed è stato in origine pensato per decorare le pareti della Villa medicea di Castello. Oggi è preziosamente conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze, in una sala dedicata alle maggiori opere d’arte del Maestro.

 

Insieme ai capolavori di Michelangelo (di cui vi ho parlato nei seguenti articoli: La Creazione di Adamo, la creazione della perfezione e Il Giudizio Universale di Michelangelo, massima manifestazione dell’arte italiana nel mondo), La Nascita di Venere è considerata una delle opere più iconiche del Rinascimento italiano. Il soggetto è la definizione per eccellenza dei canoni di bellezza classici femminili; insieme al David – anch’esso conservato presso gli Uffizi e considerato la massima espressione dei canoni di bellezza maschili – fa sì che il capoluogo di regione toscano possa vantare di possedere le due bellezze artistiche per eccellenza.

 

Se siete amanti dell’arte, e di questo immenso artista nello specifico, avrete sicuramente sentito parlare de La Primavera: inizialmente, si pensava che i due dipinti costituissero un unico ciclo, e questo in riferimento ai soggetti mitologici raffigurati e alla loro filosofia sottostante, alle loro dimensioni e alla provenienza analoghe. In realtà, sebbene si possa immaginare un filo che collega le due opere, esse sono distinte e separate. Storicamente, si pensa che La Nascita di Venere sia stata impressa su tela prima de La Primavera, ma che comunque abbiano datazione vicina: alcuni sostengono siano state realizzate dopo il rientro da Roma del Botticelli, altri pensano siano state realizzate poco prima del viaggio. Altri ancora, invece, invertono l’ordine cronologico delle stesse, considerando come opera anteriore La Primavera.

 

Come accaduto a molte altre opere, anche per La Nascita di Venere sono state ricreate alcune riproduzioni in bottega, delle quali solamente tre sono arrivate ai giorni nostri. Queste si trovano alla Gemäldegalerie di Berlino, alla Galleria Sabauda di Torino e in una collezione privata a Ginevra.

 

Il dipinto

 

Come vi ho accennato precedentemente, Botticelli ritrae un soggetto mitologico che ha radici ben piantate nelle opere classiche. L’Artista si ispira senz’altro a Ovidio, alla Genealogia di Esiodo, al De rerum natura di Lucrezio e a un inno omerico non bene identificato.

 

Sebbene dal titolo si possa pensare che l’opera mostri allo spettatore la nascita della dea della Bellezza, in realtà essa ritrae il momento nel quale la dea approda sulle coste dell’isola di Cipro, fluttuando su quella conchiglia che è diventata ormai un’icona nel mondo dell’arte.

 

Venere, come da tradizione, viene spogliata di ogni velo e rappresentata in tutta la sua grazia e bellezza. A sospingerla in questo viaggio tra le onde increspate del mare ci pensa Zefiro con il suo soffio caldo. La scelta del soggetto non è casuale: Zefiro, infatti, rappresenta il vento fecondatore e, insieme alla donna che tiene tra le braccia, simboleggiano l’amore carnale; allegoricamente, i due sono la personificazione del vento della passione (come sapete, oltre ad essere la dea della Bellezza, Venere era anche la dea dell’Amore).

 

 

Ad accogliere la dea al suo arrivo a Cipro si trova una delle Ore, le fanciulle figlie di Zeus che presiedono al mutare delle stagioni. In questo caso, capiamo che è l’ancella della Primavera ad avvolgere Venere con un prezioso mantello decorato con fiori, tra i quali riconosciamo rose, primule e mirti.

 

Per la postura della dea, nella quale possiamo riscontrare un armonioso bilanciamento nella rappresentazione degli arti, Botticelli si ispira a due concetti prettamente classici: la posizione “contrapposta” è tipicamente riconducibile a quella delle Venus pudica, mentre la presenza dell’acqua è ripresa dalla Venere Anadiomene ("emergente", nascente dalla spuma marina).

 

I significati nascosti

 

Ma veniamo ora alla parte che più preferisco di un dipinto: i significati che esso cela dietro i suoi colori e le sue figure perfette. Sicuramente, nel caso de La Nascita di Venere, quella che balza subito agli occhi dei più attenti è l’allegoria neoplatonica che vede l’Amore come un’energia vivificatrice, come la forza che muove tutti i meccanismi della natura.

 

Per quanto riguarda la nudità della figura principale, sebbene all’epoca fossero parecchio “bigotti” – perdonatemi il termine, è giusto per rendervi il concetto – non ha mai rappresentato per i contemporanei motivo di scompiglio e di grida all’eresia, scorgendo in essa non la mera rappresentazione pagana della bellezza femminile, quanto piuttosto il concetto più elevato di humanitas: la bellezza che si vede altri non è che la bellezza dello spirito, una rappresentazione della purezza, della semplicità e della nobiltà dell’anima.

 

Proprio per quest’ultima spiegazione, diventa chiaro il parallelismo che è stato creato tra la Venere e i cristiani, entrambi purificati e nati a nuova vita a partire dall’acqua.

 

Secondo un altro filone interpretativo, il quadro è stato realizzato per celebrare la nascita di una nuova Medici, Maria Margherita.

 

Lo stile

 

Coerentemente con il periodo storico del Botticelli, nell’opera sono riscontrabili tratti che hanno caratterizzato tutta la sua produzione artistica, quali la ricerca della bellezza e di un’armonia assolutamente perfetta, spesso anche a scapito della coerenza anatomica delle figure (pensiamo, ad esempio, al collo di Venere, troppo lungo per essere anatomicamente realistico ma perfetto per creare una composizione totalmente armonica). Non c’è da meravigliarsi per queste scelte stilistiche: sacrificare la rappresentazione anatomica delle figure per ottenere bellezza e armonia era, infatti, un concetto basilare dell'Umanesimo.

 

 

Dal punto di vista della composizione possiamo notare una quasi perfetta simmetria: Zefiro e la ninfa costituiscono i due lati immaginari di un triangolo al centro del quale troviamo la nostra Venere, centro dell’intera tela.

 

Ciò che mi spinge ad amare follemente le opere di questo immenso Maestro è la delicatezza che esse esprimono. Le linee dell’intero dipinto sono estremamente eleganti e riescono a trasmettere quella leggerezza che un soffio di vento, una veste morbida, il fluire dei capelli e delle onde devono avere. Altro marchio di fabbrica di Botticelli è quella vena leggermente malinconica, ma serena, che caratterizza gli sguardi.

 

Una piccola curiosità

 

A conferma di quanto, nei secoli, questo capolavoro sia stato universalmente riconosciuto come massima espressione della cultura italiana rinascimentale, il volto della dea è stato scelto come simbolo da utilizzare per la moneta italiana dei dieci centesimi.