Un murale sulla libertà di pensiero: Gramsci a Firenze

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di Elisa Proietti

21/1/2021

Quest'anno si festeggia – o meglio si celebra – il centenario dalla nascita del Partito Comunista, a Livorno nel 1921. Antonio Gramsci fu uno degli esponenti e segretario del partito dal 1924 al 1927, anche se trascorse l’ultimo anno in carcere dopo l’allontanamento subito dal regime fascista, che nel 1926 proclamò le leggi fasciste. Il contributo apportato al pensiero del Novecento è inestimabile, tanto da essere ricordato in tutto il mondo come il massimo esponente del Marxismo Occidentale.

 

A Firenze, in un quartiere popolare, è stato realizzato da Jorit un enorme murale in suo onore. Perché dedicare un murale a Gramsci? Ripercorriamo alcuni punti cruciali della sua vita.

 

Le radici del pensiero libero di Gramsci si riscontrano già dalla provenienza della sua famiglia, di origini albanesi, che gli hanno probabilmente fatto comprendere già dall’infanzia l’inesistenza del concetto di razza ai tempi così ingombrante.

 

Nonostante le sue delicate condizioni di salute, si iscrisse al liceo classico a Cagliari e instaurò un solido rapporto con il suo insegnante di lettere, anticlericale e radicale, che gli consegnò la tessera per il giornale di cui era direttore: L’Unione Sarda. Ciò lo fece sposare la causa dell’indipendentismo sardo qualche anno dopo e completare in seguito gli studi universitari a Torino. Nel 1913 si iscrisse al partito Socialista e conobbe tra gli altri Palmiro Togliatti, iniziando a frequentare lezioni di filosofia. Il crescente impegno nell’attività politica non gli permise di concludere gli studi e cominciò un’intensa attività giornalistica. Il culmine dell’attività si realizzò con il quotidiano L’Ordine Nuovo, uscito nel 1919, di cui Gramsci divenne segretario. Nel giornale Gramsci espresse la necessità di parlare delle condizioni delle fabbriche italiane e dell’introduzione di consigli di fabbrica per dare forme di potere agli operai, ispirati ai Soviet russi della recente rivoluzione. Le reazioni degli imprenditori causarono in quegli anni l’occupazione delle fabbriche e i dissapori nel partito socialista causarono la scissione avvenuta a Livorno il 21 gennaio di un secolo fa, nel Teatro San Carlo. Nel 1924 uscì il primo numero de L’Unità, quotidiano comunista il cui titolo era ispirato alla volontà di una «unità di tutta la classe operaia intorno al partito, unità degli operai e dei contadini, unità del Nord e del Mezzogiorno, unità di tutto il popolo italiano nella lotta contro il fascismo».

 

Due anni dopo, Mussolini subì un attentato a Bologna per mano di un giovane anarchico e le misure fasciste divennero sempre più aspre, arrivando allo scioglimento dei partiti e la soppressione della libertà di stampa. Gramsci fu arrestato e portato nel carcere di Regina Coeli. Durante il processo venne affermata la volontà di “impedire a quel cervello di funzionare per il prossimi vent’anni”. In carcere Gramsci fu molto produttivo e scrisse Quaderni dal Carcere. Dopo molti anni, in condizioni precarie di salute, passò alla piena libertà nel 1937 ma morì pochi giorni dopo.

 

Il Murale

 

Il titolo dell’opera di Ciro Cerullo - in arte Jorit - è Verso la Città Futura. L'iniziativa è intitolata “Odio gli indifferenti”, concetto ripreso da uno scritto di Gramsci, apparso per la prima volta nel 1917 sulla rivista La Città Futura e promosso dall'associazione culturale Teatro Puccini di Firenze. L’opera è stata realizzata in dieci giorni, sulla facciata laterale di un palazzo popolare del quartiere Isolotto. Lo street artist Jorit due anni fa aveva già celebrato un altro personaggio carismatico, Nelson Mandela, dedicandogli un murale.

 

La scelta di raffigurare Gramsci ha suscitato anche critiche poiché negli ultimi anni la città è stata protagonista di diversi episodi di razzismo; si pensa che la decisione potesse ricadere su un’opera in memoria di Idy DieneSamb Modou e Diop Mor, i tre senegalesi uccisi in situazioni diverse tra il 2011 e il 2018.

 

Fuor di polemica, la scelta di raffigurare Gramsci nell’anno del centenario è simbolicamente molto forte, al punto che lo stesso Jorit afferma che "Gramsci è stato un maestro di vita per me e per tutti gli oppressi". A Gramsci si deve soprattutto il concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l'obiettivo di consolidare e perpetuare il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne.