La mostra di Margaret Bourke White a Milano, ospitata al Palazzo Reale

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di Luca Atzori

8/6/2021

Una delle ultime mostre inziate prima dell’ Era Covid, si tiene a Milano al Palazzo Reale dal 25 settembre ad oggi. Il titolo è Prima, donna, Margaret Bourke White.

Si tratta di una fotografa americana, vissuta tra il 1904 e il 1971. Un’artista proveniente dal Bronx di New York che si è trasportata nella vita, con un reportage dal grandissimo significato politico. Fu la prima fotografa statunitense a ottenere la possibilità di fotografare in U.R.S.S. e fare addirittura un ritratto fotografico di Stalin nel 1941.

Nella mostra sono contenute 100 immagini dal giornale Life. Sono state suddivise in 11 aree.

L’incanto delle acciaierie

Sezione dedicata ai lavori del 1928 , interamente concentrati sull’ambito industriale. Quello sguardo sull’assurdo, dove l’industria diventa spettrale. Lavori molto poetici dove è forte lo sguardo della fotografa e l’interpretazione sul presente americano.

Conca di polvere

Ci sono poi le foto realizzate negli anni della Depressione negli Stati Uniti.

Life

E arriva la collaborazione con Life quindi il momento della vera realizzazione professionale. In un tempo in cui il fotografo aveva una funzione molto rilevante e l’influenza determinava la rappresentazione del presente, lei diventava una protagonista di ciò.

Sguardi sulla Russia

Gli anni dell’Unione Sovietica. L’esclusiva della foto di Stalin. Momenti in cui con la fotografia si iniziava a scrivere la Storia.

Sul fronte dimenticato

Gli anni tristemente indimenticabili della guerra infatti vengono riportati proprio in quel periodo.

Nei campi

Margaret Bourke fu reclusa anche in un campo di concentramento. A Burchenwald nella Germania nazista. La sua testimonianza è stata molto importante perché ha riportato quel periodo allo sguardo che tristemente siamo costretti a dare ancora oggi e sempre dovremo esserlo.

L’india

Tutti i periodi importanti sono stati fotografati da Margaret Bourke e non è mancato nemmeno quello dell’indipendenza dell’India.

Sud Africa

O dell’Apartheid.

Voci dal Sud bianco

Arrivando al segregazionismo nel sud degli USA.

In alto e a casa

La sua arte è stata anche molto intimista. In quelle foto di immagini aeree si sente uno sguardo fuori dal tempo, fuori dallo spazio. La vera fotografia fatta all’interiorità dell’artista.

La mia misteriosa malattia

E importante testimonianza della sua stessa malattia, il Parkinson. Questa sezione sembra far emergere il lato più doloroso dell’essere artista. La necessità di condividere per rendere visibile a tutti, una malattia che era all’epoca poco conosciuta. Le nostre vite fatte di tante cose. Di tanta gioia in certi momenti e di tanto dolore in altri.

L’importante, e questo lo insegna Margaret Bourke dalle sue fotografie in campo di concentramento a queste, è che le persone possano conoscere. In questo mi viene da scrutare nella fotografia di Margaret Bourke un'esatta antitesi alla concezione dell'arte per i nazisti, i quali consideravano degenerato ogni tentativo di mostrare la realtà. Diceva il poeta Keats "beauty is truth, truth is beauty". L'arte di Margaret Bourke ne è un esempio cangiante.