Intervista a Lady Be: l'artista italiana che dipinge i suoi quadri con la plastica

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di Marta Ferrara

15/2/2021

Lady Be è il nome d'arte dell'artista Letizia Lanzarotti, che riesce nell'impresa di fare arte sostenibile, utilizzando per disegnare pezzi di plastica riciclata. Una tecnica definita dagli esperti “mosaico contemporaneo” che colpisce per la sua capacità di essere allo stesso tempo artistico ed ecologico.

 

Lady Be l'artista che disegna con la plastica

 

L'idea di Lady Be nasce nel non troppo lontano 2009. E' in quest'anno che Letizia Lanzarotti, originaria di Rho, ma cresciuta a Pavia, sperimenta per la prima volta la tecnica del mosaico contemporaneo. L'idea geniale, ed ecologica, di Lady Be è quella di utilizzare la plastica per realizzare opere d'arte.

 

Un'idea originale ma anche funzionale, perché la plastica è così presente negli oggetti di tutti i giorni che è facilmente reperibile e soprattutto si trova in qualsiasi sfumatura di colore. Una qualità fondamentale per l'artista che accostando pezzi di plastica dalle sfumature di colore diverso riesce a creare profondità e prospettiva nei suoi quadri.

 

Quella che è all'inizio una sperimentazione iniziata utilizzando oggetti che ritrova per casa, diventa presto la sua firma, il suo tratto distintivo. Lady Be quindi inizia una vera e propria raccolta e ricerca di plastica che altrimenti finirebbe per essere gettata o, peggio, diventare un rifiuto abbandonato nell'ambiente. Così inizia a comprare materiali in plastica nei mercatini dell'usato, va nelle scuole a recuperare giocattoli rotti che può utilizzare e infine raccoglie plastica sulle spiagge, i tasselli finali della sua raccolta, perché la plastica erosa dal mare ottiene una sfumatura particolare che completa quella che diventa la sua tavolozza dei colori.

 

Con tutti i materiali raccolti, Lady Be poi passa alla creazione dei quadri che sono composti con piccolissimi pezzi di plastica che l'artista mette insieme, ritaglia e unisce per formare volti di personaggi famosi ed icone, in stile pop art, la corrente artistica a cui s'ispira ancora l'artista. Ogni quadro così diventa un'opera unica ed ecologica allo stesso tempo. Ma non solo. Tra i piccolissimi pezzi di plastica utilizzati come mosaici dall'artista, Lady Be inserisce alcuni elementi interi, che diventano riconoscibili allo spettatore e che in qualche modo si rifanno al personaggio dipinto. Ecco che allora nel quadro dedicato ad esempio a Prince compare una chitarra di plastica o che sulla mascherina di un infermiere compaiono dei piccoli teschi, come a simboleggiare che il virus muore se si usa la mascherina. Ma soprattutto ci sono piccoli giochi che sono palesemente riconoscibili e parte della vita di ciascuno di noi ed è proprio questo forse l'elemento più magico delle opere dell'artista che in questo modo riesce a svegliare vecchi ricordi raccolti da quella che è una memoria collettiva. Le sue opere così sono pezzi unici formati da pezzi di memoria collettiva, che arricchiscono il valore dell'opera, che in questo modo entra in contatto diretto con le emozioni dello spettatore costruendo con esso un dialogo continuo a seconda che si guardi l'opera nella sua interezza o ci si avvicini per scrutare i singoli elementi che la compongono.

 

Il successo internazionale di Lady Be

 

Lady Be e le sue opere non ci mettono molto a catturare l'attenzione della critica internazionale e ben presto ottiene la possibilità di esporre i suoi quadri in giro per il mondo. Espone a Parigi, Bruxelles, Malta, oltre che in tutte le maggiori città italiane. Nel 2011 arriva il primo grande riconoscimento: Lady Be è la “Best young Artist” all'International Prize di Tokyo. Nel 2014 le prime sue grandi personali una a Parigi e l'altra a New York.

 

Da allora Lady Be continua il suo percorso artistico crescendo sempre di più in termini di tecniche utilizzate, dei soggetti presentati e riesce ad esporre le proprie opere tanto in esposizioni personali in Italia e nel mondo, che in importanti eventi legati al mondo dell'arte.

 

Una delle sue partecipazioni da sottolineare è senza dubbio la sua partecipazione nel 2016 alla Triennale dell'arte contemporanea, dove l'artista presenta per la prima volta la sua opera “Barbie tumefatta”. Si tratta di un'opera dove l'artista, abituata a rappresentare anche personaggi iconici, riproduce con la sua tecnica, una barbie con un occhio nero. L'opera è un chiaro messaggio per denunciare la violenza sulle donne e colpisce l'attenzione anche di Vittorio Sgarbi, che elogia la forza del messaggio, che viene amplificato dall'uso di barbie scomposte come mosaico, ma soprattutto la tecnica utilizzata dall'artista che rende l'opera sicuramente interessante.