Klimt, il “Bacio” più famoso nella storia dell’arte

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di Arianna Tomba

1/6/2021

La rubrica Arte, oggi, vi porta a fare un giro tra i corridoi della Osterreichische Galerie Belvedere, dove dal 1908 – data di acquisizione diretta dall’Esposizione di Vienna – si può ammirare quello che è considerato il capolavoro del pittore austriaco Gustav Klimt.

Naturalmente stiamo parlando de Il Bacio, opera simbolo di quel periodo storico che, in Austria, viene definito Secessione.

Questo dipinto, dalle dimensioni di 180x180 cm, è sicuramente impresso nella mente di ognuno. Ora, però, vi chiedo di fare un piccolo sforzo mentale in più: a vederlo, così a primo impatto, non vi ricorda nulla? Non vi sembra che richiami – e nemmeno troppo velatamente – lo stile tipico di un periodo molto preciso? Se la risposta ancora non è arrivata, allora ve lo dico qui di seguito.

L’utilizzo delle foglie d’oro è la tecnica scelta da Klimt per ricordare l’arte bizantina (non a caso, Il Bacio rientra tra le opere che fanno parte di quello che è stato definito dagli esperti d’arte il “periodo aureo” della produzione dell’artista). Ora che ve l’ho detto, sicuramente vi si sarà formata davanti agli occhi un’immagine nitida dei mosaici dell’epoca, molto spesso dagli sfondi dorati e sempre molto opulenti.

Ma veniamo a noi. La scena tra i due amanti si svolge in uno spazio astratto, indefinito, eterno e immutato nel tempo. Lo stile contrastante dell’artista ci regala un’opera nella quale coesistono la classica tecnica del chiaroscuro nella raffigurazione dei volti (escamotage usato dai pittori per rendere la profondità dei loro soggetti) e la bidimensionalità più totale nella resa dello sfondo e dei corpi. Personalmente, trovo che questo intreccio di profondità permetta allo spettatore di concentrarsi maggiormente sulla scena principale, sul bacio che suggella il legame tra i due amanti, sul bacio che dà – per l’appunto – il titolo all’opera.

 

Oltre alle vesti riccamente decorate dei soggetti, un particolare degno di nota ai fini della simbologia sottostante la tela è la ghirlanda di foglie d’edera posta tra i capelli dell’uomo. Notoriamente, Klimt nella sua carriera si dedicò più volte alla rappresentazione delle passioni umane; questa non fa eccezione. La piccola corona, infatti, richiama distintamente la mitologia classica, nella personificazione del Dio Dioniso (o Bacco) . Una piccola curiosità: l’edera ritorna anche in altri lavori dell’artista, come Amore e Abbraccio.

Come vi ho accennato poco sopra, lo stile di Klimt in quest’opera gioca molto con i contrasti. Così come ne possiamo riscontrare uno molto evidente nella raffigurazione dei personaggi (notate le loro mani, non vi sembrano nettamente diverse? Quelle maschili più forti, più “nodose”, mentre quelle femminili più sottili e aggraziate), ve ne sono altri che sicuramente non passano inosservati. In primis, la luce. L’idea di creare uno sfondo monocromatico e piuttosto scuro fa sì che risalti ancora di più l’aura lucente che avvolge i due amanti. Se siete appassionati della teoria dei colori, inoltre, non potrete non notare come vi sia il contrasto tra i colori complementari rosso e verde nella veste di lei.

Infine, vi lascio con una piccola curiosità: nonostante il disegno si sviluppi verticalmente, il dipinto rientra in una perfetta cornice quadrata. Vi chiederete come mai una scelta così bizzarra quando un soggetto conduce verso una direzione nettamente rettangolare. Ebbene, la forma datagli da Klimt riprende fedelmente lo stile in voga durante la Secessione austriaca e, più in generale, è ispirato al Liberty europeo. Una forma quadrata è più adatta a essere riprodotta su manifesti e cartelloni, ed è in grado di enfatizzare maggiormente la centralità del soggetto, a maggior ragione se in presenza di uno sfondo monocromatico come quello de Il Bacio.