I Capolavori italiani del Novecento

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di Lisa Egman

30/1/2021

Foto: Museo del Novecento

 

Il Novecento è stato un secolo fitto di cambiamenti ed eventi che hanno mutato la storia. Basti pensare alle due Guerre Mondiali, all’avvento di Internet, agli accadimenti in termini geopolitici che hanno cancellato e ridisegnato confini e nazioni. 

 

Si può cogliere un riflesso di tutto questo fermento anche nelle opere d’arte più famose del Novecento: nuove tecniche rivoluzionarie, avanguardie e contaminazione di stili ed idee non sono certo mancate durante questo affascinante secolo. Tutto ciò ha dato vita, in Italia, a numerosi capolavori di artisti eccezionali.

 

Il quarto stato – Giuseppe Pellizza da Volpedo

 

Realizzato a cavallo tra due secoli e concluso nel 1901, questo dipinto di Pellizza da Volpedo è ora la prima opera che accoglie i visitatori del Museo del Novecento di Milano. Il quarto stato raffigura la marcia in segno di protesta di un nutrito gruppo di braccianti, che avanza lentamente e senza alcun tipo di violenza. Con questo dipinto Pellizza da Volpedo vuole rappresentare la classe operaia “il quarto stato”, che si andava imponendo accanto al ceto borghese nella società. L’autore fonde i valori dell’antica civiltà classica, utilizzando un’espressività di stampo rinascimentale per le figure, che sicure di sé rivolgono lo sguardo in più direzioni, e la consapevolezza moderna dei propri diritti, che si legge nel realismo del dipinto.

 

Forme uniche della continuità dello spazio – Umberto Boccioni

 

Ci sono diverse riproduzioni di questa opera, ma l’originale, in gesso, è del 1913 e custodita al Museo di Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile. Una copia del 1949 è presente anche al Museo del Novecento di Milano. Forme uniche della continuità dello spazio è una delle sculture più rappresentative del futurismo, movimento che puntava ad esprimere velocità, forza e dinamismo nell’arte. L’opera raffigura infatti una figura umana in cammino, ma senza alcune parti del corpo. L’alternarsi di rilievi, cavità, discontinuità, linee concave e convesse, fa sì che la figura risulti aerodinamica e intenta nell’atto di un movimento energico in avanti ma allo stesso tempo anche in una torsione su diversi piani di rotazione.

 

Le muse inquietanti – Giorgio De Chirico

 

Il famoso dipinto di De Chirico del 1918 è un chiaro esempio di pittura Metafisica, corrente artistica in cui lo stile dinamico del futurismo lascia spazio al recupero della classicità. Nell’opera Le muse inquietanti, la piazza deserta è rappresentata come se fosse un palcoscenico teatrale e le statue classiche in realtà sono manichini. Sullo sfondo, una fabbrica e il Castello di Ferrara rappresentano il passato e il presente. L’assenza di vita e il contesto totalmente inanimato rendono inquietante il dipinto, e questa sensazione viene ampliata dai colori netti, dalle ombre intense e dalla gestione incoerente degli spazi.

 

Concetto spaziale. Attesa – Lucio Fontana

 

Siamo nel 1960, in un mondo sconvolto dalle guerre: Fontana si arrende all’instabilità dilagante anche nell’arte. Niente è più immortale. L’artista si adegua a sorpassare la tradizione, a favore della sperimentazione sulla tela, che utilizza semplicemente come materiale da lavorare. E così Lucio Fontana inizia a effettuare dei tagli nelle tele monocrome.  Attesa è proprio questo. Scandaloso per la sua semplicità, geniale perché, in fondo, chi avrebbe mai pensato di creare un'opera simile?

 

Merda d'artista – Piero Manzoni

 

Nel 1961 Piero Manzoni ebbe l’idea di sigillare 90 barattoli di latta comunemente usati per la carne in scatola, ai quali applicò un’etichetta riportante “Merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961”. Genio o follia? Di sicuro le opere ebbero grande successo: vendute dall’artista al prezzo di 30 grammi di oro zecchino ciascuna, ora il loro valore stimato è centinaia di migliaia di euro.

 

Perché Piero Manzoni fece ciò? Le chiavi di lettura sono differenti: l’allusione al culto delle reliquie, l’ironia di vedere come un’artista già affermato troverebbe consenso e mercato per qualsiasi opera, perché il mercato dell’arte contemporanea accetterebbe qualsiasi “merda”. Resta il dubbio di cosa ci sia effettivamente all’interno dei barattoli, ma aprirli significherebbe distruggerli e quindi azzerare il loro valore.

 

Tigre con serpente – Antonio Ligabue

 

Il celebre pittore naïf non datava mai le sue opere, ma sappiamo che Tigre con serpente risale agli anni Cinquanta, periodo di maggiore successo di Ligabue. L’artista era molto attratto sia dagli animali esotici, che dipingeva spesso in fase di lotta, sia dalle foreste, che nei suoi quadri sono sempre molto verdi e lussureggianti. Tigre con serpente ha un soggetto espressivo e drammatico, nonostante la posa non armonica dell’animale. Le tonalità sono molto accese e sature, e il contrasto tra i colori caldi della tigre e quelli freddi della foresta circostante è netto.

 

L’arte di Ligabue rispecchia il carattere dell’artista stesso: disarmonica, inizialmente poco apprezzata, che non sottostà a nessun tipo di regola. È unica nel suo genere e proprio per questo motivo diventa un capolavoro.

 

Triplice tenda - Carla Accardi

 

Pittrice ma sperimentatrice, Carla Accardi scopre negli anni Sessanta il sicofoil, un materiale composto da acetato di cellulosa. L’artista inizia a utilizzarlo prima come supporto trasparente per i suoi dipinti, fino ad arrivare alla materializzazione scultorea e infine a creare ambienti veri e propri. Proprio come Triplice Tenda, creato tra il 1969 e il 1971. L’opera è composta di tre ambienti, uno dentro l’altro: un ottagono contiene un esagono che a sua volta contiene una cabina. La figura della tenda per la Accardi è metafora del raccoglimento necessario a crescere, e lo spazio chiuso ma trasparente aiuta a liberarsi dalle paure. Carla Accardi ha permesso all’arte di uscire dai quadri.

 

Sfera con sfera - Arnaldo Pomodoro

 

Nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani si trova solo una delle tante Sfere di Arnaldo Pomodoro, ultimata nel 1990. Quest’opera sottolinea il contrasto tra la perfezione della sfera esterna, ben levigata, e la complessità interna. Anche la sua collocazione ha un significato: la Chiesa, infatti, sotto la sua superficie impeccabile nasconde meccanismi complessi. Inoltre, la sfera ruota su sé stessa mossa dal vento come i meccanismi della chiesa sono mossi dalla fede. Arnaldo Pomodoro con le sue Sfere porta alla luce la fragilità della materia, che si cela sotto ad una superficie esterna in apparenza perfetta.

 

Bambina con il pallone – Letizia Battaglia

 

Per chiudere un articolo sui capolavori del Novecento, non si può non citare una fotografia. Bambina con il pallone è una delle opere più famose di Letizia Battaglia. La bambina, imbronciata e con il pallone in mano, è stata immortalata nell’estate del 1980 per le strade di Palermo. Fotografa e bambina si sono ritrovate poi nel 2018, nello stesso vicolo. E se non è un capolavoro questo…