Arcimboldo e il Manierismo

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di Luca Atzori

9/4/2021

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Il periodo manierista è uno dei periodi più importanti e anche sottovalutati nella storiografia dell’arte. Il termine “manierista” assume correntemente un’accezione dispregiativa, viene riferito a quelle produzioni artistiche che ricalcano lo stile passato. Ma c’è da dire che il Vasari, che fu il primo a usare questa parola, la intendeva come la maniera moderna e ne aveva invece un’opinione positiva.

Dobbiamo considerare che parliamo del periodo che va dal 1520 fino all'inizio del secolo successivo. In quel periodo qualcuno si domandava “che cos’è moderno”? Noi oggi diamo per scontata la modernità, anzi la vediamo come qualcosa di ormai passato. Ma all’epoca la modernità era viva piu' che mai. Vasari interpretava l’impronta di Leonardo e Raffaello come un’onda che avrebbe poi generato la maniera, appunto. E se guardiamo ad alcuni artisti di quell’epoca troviamo molte analogie con l’arte simbolista, surrealista, dunque contemporanea e appunto moderna. Un esempio è Arcimboldo. Un artista che ha vissuto il cuore, inteso come centro, del secolo sedicesimo. E si tratta di un artista che tutti noi conosciamo. Un personaggio oscuro e inquietante. Credo sia capitato a molti, da bambini, di incontrare L'imperatore Rodolfo II, fatto di sole verdure, fiori e frutta. Lo sfondo nero porta quell’inquietudine e un senso demoniaco che ricordo che quando lo vedevo e non sapevo chi l’avesse dipinto, pensavo che dietro ci fosse qualcosa di macabro. Infatti Arcimboldo è un artista che fa un po' paura.

Se si pensa all’opera dedicata alle quattro stagioni nel 1563 dove ciascuna delle quattro è impersonificata in quattro figure umane composte sempre di frutta, che si trova al Louvre, oltre alla paura, vediamo l’essenza della maniera di cui parlava Vasari. I fondatori della modernità, dunque Leonardo, Raffaello e Michelangelo, che prima dimenticavo apposta per dargli uno spazio a parte. Perché nell’opera di Leonardo c’è una lenta costruzione di tutti i principi fondativi della modernità come la prospettiva aerea, in Raffaello c’è una netta rottura con l’iconografia precedente e una nuova, il cui tipo di innovazione è stato ripreso da artisti come Dalì. Ma qualsiasi associazione a Michelangelo sarebbe aribitraria, seppur utile sarebbe paragonare la loro originalità nel rispondere alle richieste delle committenze politiche ed ecclesiastiche. Quando Arcimboldo impersonifica le quattro stagioni costruendole con la frutta, e facendo apparire l'espressione fuori dalla mappa visiva, o quando fa incarnare l’imperatore Rodolfo II con la divinità delle stagioni Vertumno, traspone le personalità a metafore. Questa è la sua modernità. La vegetazione di cui sono composti i suoi personaggi, portano a un immaginario non più medievale. Arcimboldo porta il paganesimo nel laicismo. Utilizza artisticamente l’iconografia associata a una religione morta e anzi disgregata, ma non esplicandola. Ci sono elementi pagani, ma le personalità emergono di sbieco. È un po’ quel che si è fatto tanto anche con il cristianesimo, nonostante sia una religione viva, quindi ciò non dipende dall’essere in vita o meno queste. Non c’è nessuna magia in questo manierismo, c’è solo uno sguardo simile al nostro, non più troppo influenzato da una morale ultraterrena. Quel cinquecento che sfornava i grandi surrealisti come Rabelais. Quelli che non sapevano di esserlo. Quelli che ci piace chiamare ante-litteram. In effetti per diventare laici bisogna imparare a fare la pace con i propri sogni. E guardare le opere di Arcimboldo può essere un ottimo vaccino contro un certo tipo di ansia. Non certo un calmante, ho detto un vaccino. Come quelli che fanno un po’ soffrire, ma che ti fanno abituare e…

Il Manierismo è un po’ questo perdersi nella forma, quando bisognerebbe ricordarsi i nomi del Pontormo, o il Bronzino, il Parmigianino, tutti artisti diversi da Arcimboldo da cui emerge invece forte una rappresentazione soggettiva e anzi interiore. Se poi vogliamo concederci il lusso di de-contestualizzare l’arte, osserviamo che quelli siamo sempre noi, che ripetiamo fino a inventare. Sempre così manieristi e quindi desiderosi di qualcosa che esista oltre le barriere del progresso, e come Arcimboldo amiamo la frutta.